I monumenti di Roccagorga ripercorrono la sua storia, fatta di lotte popolari e di eventi infausti. La piazza centrale, famosa per la sua architettura singolare, ricorda l'eccidio del 1913, il palazzo Doria Pamphili e' testimone del passaggio dell'era feudale, mentre il monumento ai caduti ricorda il sacrificio dei figli di Roccagorga partiti per le due guerre mondiali.
DESCRIZIONE - RIFERIMENTI STORICI
Il palazzo Baronale rappresenta il fulcro generatore dello sviluppo urbano;la famiglia più intraprendente erigeva la prima torre e, tutt’intorno nasceva il nucleo fortificato.
Dalla torre con recinto si passa al castello di forma rettangolare e con accesso verso sud-est fino agli sviluppi successivi che portarono questa costruzione ad aprirsi verso nord orientando lo sviluppo della città verso la nuova Chiesa di S. Leonardo.
Nel XVI sec. Il Palazzo Baronale si trasforma da luogo militare a Palazzo Signorile;fino alle ultime trasformazioni dei Doria Pamphilj che,nel 1811, posero il loro stemma araldico in pietra a tuttotondo sul portale dell’ingresso.
Prima del XVI secolo non si hanno molte notizie sulla genesi architettonica di questo monumento mentre successivamente la sua storia è ricca di notizie.
In un inventario del 1747 si legge che era composto da 54 stanze e,nello stesso anno, fu anche costruito un porticato d’ingresso con il quale il cortile interno venne suddiviso in due utilizzati distintamente come rustico e di rappresentanza.
Nel 1753 la Chiesa di S. Maria fu annessa al palazzo e trasformata in parte in cappella privata su progetto dell’ architetto Paolo Posi e sopraelevata di due piani,per gli appartamenti di Maria Teresa Orsini.
La Rocca fu posseduta cronologicamente dalle famiglie: Da Ceccano,Caetani di Fondi,Aldobrandini,Ginnetti di Velletri,Orsini di Gravina e dai Doria Pamphilj.
Intorno al 1930 il Palazzo Baronale,frazionato, fu acquistato dal comune di Roccagorga.
DESCRIZIONE - SITUAZIONE ATTUALE
Il Palazzo baronale oggi è composto da due corpi di fabbrica separati e da una sorta di maschio campanile, sormontato da un orologio.
Ospita le sedi dell’Etnomuseo dei Monti Lepini, della Biblioteca comunale, dell’Ostello e abitazioni private.
Tutta la facciata del Palazzo baronale fu restaurata intorno al 2000, soprattutto il campanile a cui fu ridato il suo colore originale rovinato dagli anni.
Analizzando proprio nel particolare il campanile, notiamo che l’orologio è ancora quello del 1950, caratterizzato dagli antichi numeri romani, con l’unica differenza che dopo il restauro venne riaccentuata in modo particolare la cornice a facce a rilievo tondeggiante che lo circonda, per richiamare appunto la muratura sempre a facce a rilevo che costituisce il campanile. All’estremità superiore del campanile è posta una struttura piramidale in ferro al cui interno troviamo una piccola campana sempre in ferro che a fine anni 90 suonava ogni 15 minuti, ora invece suona allo scattare di ogni singola ora; inoltre all’apice di questa struttura troviamo una banderuola.
OPERE CONSERVATE: SCALINATA (AUTORE:? DATAZIONE:XIII SEC.)
Gradevole veduta di una delle bellissime scalinate del Palazzo baronale posta all’esterno dell’entrata principale della struttura; composta interamente da pietra calcarea.
OPERE CONSERVATE: PORTONE - ENTRATA PRINCIPALE (AUTORE:? DATAZIONE:XIII SEC.)Entrata principale dove si nota un maestoso portone in castagno, e lateralmente sono affisse le tabelle dell’etnomuseo e dell’ostello.
OPERE CONSERVATE: PORTONE - STEMMA (AUTORE:FAM. DORIA PANPHILI DATAZIONE:1811)
Stemma araldico in pietra a tuttotondo posto sul portale dell’ingresso, nel 1811, dai Doria Pamphilj. Da osservare con particolare attenzione i suggestivi dettagli dello stemma.
OPERE CONSERVATE: CORTILE INTERNO (AUTORE: ? DATAZIONE: ?)
Oltrepassato il corridoio dove si trova la biblioteca, si giunge al cortile interno nel quale si entra attraverso tre aperture ad arco. Qui si trovano alberi, piante, e soprattutto l’entrata del palazzo che ha al suo interno l’Etnomuseo, l’Ostello ed anche alcune abitazioni private.
ALL'INTERNO DEL PALAZZO BARONALE: LA BIBLIOTECA COMUNALE "ALCIDE DE GASPERI"
Appena varcata l’entrata principale, troviamo sulla destra un portone in castagno, inserito in uno stipite di pietra calcarea, che è l’ingresso della Biblioteca comunale. Lateralmente al portone c’è la targa in marmo che dedica la Biblioteca ad Alcide De Gasperi.
ALL'INTERNO DEL PALAZZO BARONALE: L'ETNO MUSEO DEI MONTI LEPINI
Entrando nel portone che da sul cortile, troviamo subito alla nostra sinistra l’insegna dell’Etnomuseo con tanto di piantina che ci indica come muoverci all’interno del museo. Subito più avanti sulla destra troviamo il portone d’entrata del museo, fatto anch’esso di castagno, al cui interno lascia intravedere delle sculture fatte sulla parete tratte dall’opera “Il Quarto Stato”, di Pellizza Da Volpedo, che simboleggiano per i rocchiggiani l’eccidio del 6 gennaio 1913, dove, a seguito di uno sciopero da parte dei cittadini, 7 di questi furono uccisi.
ALL'INTERNO DEL PALAZZO BARONALE: OSTELLO COMUNALE "IL TARLO BARONALE"
All’estremità superiore della scalinata, troviamo subito sulla destra il portone d’ingresso dell’ostello, anch’esso fatto di castagno.
La realizzazione di questa pagine è stata possibile grazie al prezioso contributo di Giada Rendicini, Rina Nardacci e Elide Foglietta.
Bibliografia
Associazione Metropoli’s novecento “Roccagorga Città d’Arte” edizione 2004
Restaini “Roccagorga ancora”-Edizione 1996.

Vista del Palazzo dal Piazzale Giovanni Paolo II
Entrata del Palazzo Doria Pamphili
RIFERIMENTI STORICI - DESCRIZIONE
Interessante esempio di urbanistica del 1700, questa piazza ha cambiato nome numerose volte, partendo dai primi del Novecento quando si chiamava Piazza Vittorio Emanuele, divenuta poi Piazza Italia nel dopoguerra, fino a diventare Piazza VI gennaio. Quest’ultimo nome ci sembra il più appropriato perché su questa piazza ebbe luogo l’eccidio del 6 gennaio 1913.
La prima pavimentazione parziale risale al tempo dei Ginetti nel 1628, ma la selciatura totale fu fatta soltanto nel 1859 con selci bianchi e scuri disposti in varie forme geometriche che partivano dal centro della piazza segnato da un antico albero.
Quest’albero fu piantato nel 1873 per simboleggiare la libertà proclamata dalla Repubblica Romana al tempo di Napoleone.
L’albero col tempo seccò e nel 1873 circa, il Sindaco Raffaele Pampanelli lo fece togliere completamente per far realizzare al centro della piazza un disegno geometrico con “pietre levigate” che formano 8 rombi racchiusi da cerchi concentrici.
Negli anni venti fu istallato al centro della Piazza il palo in ghisa per l’illuminazione pubblica. Inoltre i rombi concentrici attorno al palo da 8 divennero 4 e furono sistemati simmetricamente rispetto al centro della piazza.
Intorno agli anni Cinquanta il palo dell’illuminazione venne sostituito da tre pali uniti alla base e divergenti verso l’esterno a semiarco.
Intorno agli anni Ottanta l’illuminazione centrale venne tolta per dar luogo ad un’illuminazione più ampia ai margini della piazza; al centro rimase un’ aiuola che serviva esclusivamente come spartitraffico per la rotatoria.
RIFERIMENTI STORICI - SITUAZIONE ATTUALE
La soluzione definitiva ed attuale si ebbe dopo il 1996: al centro riappare di nuovo il palo dell’illuminazione con quattro lampioni all’estremità superiore, dalle linee tipicamente barocche. Inoltre, alla base di questo, vengono posti due larghi scalini in marmo che danno al palo più slancio ed imponenza. Attualmente la Piazza è pavimentata con selciato nero e disegni geometrici in selci bianchi nel suo centro (quattro rombi circoscritti in un cerchio). Tutt’ intorno al disegno circolare del selciato nero, la pavimentazione è composta da selciato bianco.
La piazza è il punto di ritrovo di tutta la cittadinanza, contiene il centro, baricentrico e sociale, della città, anche perché è qui che sono concentrati il maggior numero di bar ed attività commerciali, nonché la Pro Loco.
La realizzazione di questa pagine è stata possibile grazie al prezioso contributo di Giada Rendicini, Rina Nardacci e Elide Foglietta.
BIBLIOGRAFIA
Roccagorga ancora (1996), Antonio Restaini
BAROCCO Quando una piazza, fattasi bella, si racconta (2004), Eros Ciotti – Mario Ferrarese – Vincenzo Vuri
Veduta della Piazza VI Gennaio
Veduta della Piazza VI Gennaio
RIFERIMENTI STORICI - DESCRIZIONE
La Rifolta fu costruita nella metà del 600 dalla famiglia Ginetti di Velletri che aveva appena acquistato il feudo dai Caetani del ramo di Fondi nel 1642. Era un immenso vascone ellittico che racchiudeva una superficie di circa 600 mq, costruito come serbatoio idrico per assicurare l’acqua alla popolazione ma ancora di più per dare “motore” ai molini baronali attraverso l’acqua reflua. La Rifolta è un monumento scenografico basato sul gioco dell’acqua di notevole valore architettonico ed artistico. Conteneva due fontane, una superiore sul sagrato della Chiesa e l’altra inferiore di prospetto alla Piazza, funzionanti a cascata in linea con l’asse generatore dell’impianto urbanistico.
Il riflesso nell’acqua dell’ambiente architettonico, la imponente plasticità e la sua forma ellittica coronata da semicerchi rovesci degradanti verso la Piazza ne facevano uno dei più suggestivi e scenografici complessi architettonico-urbanistici del Lazio. Qualche secolo più tardi,abbandonata la sua funzione di serbatoio, si trasformò in elemento urbano di notevole disagio fino al 1889 quando fu aperto e integrato con la Piazza su progetto di Andrea Busiri Vici (rappresentante dell’eclettismo romano) architetto della famiglia Doria – Pamphilj che aveva acquistato l’ex feudo.
SITUAZIONE ATTUALE - DESCRIZIONE
Nel 2000 La Rifolta subì un notevole cambiamento: fu trasformata in un grande teatro all’aperto, ricollocando sul sagrato della Chiesa la fontana che nell’800 si trovava nel centro dell’ellisse, inserendovi due scenografiche scalinate per collegarla al sovrastante Sagrato, e ricostruendo il coronamento delle mura ellittiche a semicerchi rovesci di identica forma e dimensioni di quello seicentesco.
Sulla parete semicircolare di fondo, fu realizzata dallo scultore G. Fois una fontana con scultura in stile naturalistico. Questa fontana rappresenta la sorgente di S. Erasmo (850 m/slm) dalla quale l’acqua arrivava in paese già dalla prima metà del 600. Oggi la Rifolta è perfettamente integrata con la Piazza ed è luogo di avvenimenti culturali ma anche di memoria collettiva, essendovi collocata al suo interno una lapide commemorativa dell’eccidio che avvenne a Roccagorga il 6 Gennaio del 1913, quando persero la vita 7 cittadini sotto il fuoco dei tutori dell’ordine.
OPERE CONSERVATE - LA FONTANA (AUTORE: ANDREA BUSIRIVICI - DATAZIONE: ?)
Un’immagine della struttura della fontana, posta all’interno della Rifolta a partire dalla fine del 1800 (Busiri- Vici) fino alla fine del 1900 e ritornata alla sua posizione iniziale del 1600 (Ginetti), sul sagrato, nel 2000 (arch. Eros Ciotti). Come si può notare dal disegno, alla fontana seicentesca realizzata dai Ginetti (in grigio), fu aggiunta, nel 1890, dai Doria Pamphilj, la grande vasca (in arancio).
OPERE CONSERVATE - LE SCALINATE (AUTORE: ARCH.EROS CIOTTI - DATAZIONE: 2000)
Due scenografiche scalinate collegano il piazzale sovrastante, dove è posta la fontana, con quello inferiore prospicente la piazza. Sono realizzate interamente in marmo in rispetto allo stile barocco dell’intera struttura.
OPERE CONSERVATE - LA SCULTURA (AUTORE: MAESTRO G.CARLO FOIS - DATAZIONE: 2000)
In un primo momento la fontana doveva rappresentare una giovane cittadina incinta morta durante l’eccidio del 6 gennaio 1913. La soluzione definitiva però fu quella di simboleggiare la “Sorgente di S.Erasmo” dalla quale derivava l’acqua della Rifolta, anche per la particolare collocazione della fontana, che si trova sotto la lapide commemorativa dell’eccidio, che ne fa già ampia testimonianza storica.
OPERE CONSERVATE - LE FONTANE LATERALI (AUTORE: ? - DATAZIONE: 1600)
La foto rappresenta una delle due fontane poste lateralmente alla Rifolta. Anche queste sono state ristrutturate nel 2000 dall’arch. Ciotti.
OPERE CONSERVATE -LAPIDE DELL'ECCIDIO (AUTORE: ? - DATAZIONE: 1963)
Nell’immagine è raffigurata la lapide commemorativa dell’eccidio che avvenne a Roccagorga il 6 Gennaio 1913, quando persero la vita 7 cittadini sotto il fuoco dei tutori dell’ordine
La realizzazione di questa pagine è stata possibile grazie al prezioso contributo di Giada Rendicini, Rina Nardacci e Elide Foglietta.
Bibliografia:
“LA RIFOLTA” Storia e trasformazioni di un monumento scenografico basato sul gioco dell’acqua. Eros Ciotti
ROCCAGORGA CITTA’ D’ARTE” Metropoli’s Novecento
Vista della Rifolta
Vista della Rifolta dall'alto
Vascone e Fontana
Altra vista della fontana


Due viste della fontana del Mascherone
DESCRIZIONE - RIFERIMENTI STORICI
Il “Monumento ai caduti di tutte le guerre” è il primo realizzato dopo la prima guerra mondiale, è situato all’interno di un bellissimo giardino di forma ovale delimitato dalle vie Biagio Dori e Pio Nardacci.
Questo monumento è stato innalzato in memoria di tutti i caduti sia nella prima che nella seconda guerra mondiale affinché restino sempre nei ricordi di quella Roccagorga per cui hanno combattuto.
DESCRIZIONE - SITUAZIONE ATTUALE
Il “Monumento ai caduti di tutte le guerre” è stato restaurato dal comune ed inaugurato il 16 novembre 2003; vennero restaurate ed aggiornate le lapidi, il monumento venne illuminato con luci radenti e restituito alla sua importante funzione testimoniale. Inoltre in quell’ anno fu sistemato anche il giardino intorno al monumento, eliminando i cespugli che lo circondavano, seminandolo a prato inglese, lasciando solo due alberi, uno a destra e uno a sinistra del monumento, e mettendo tre panchine nella parte superiore dalle quali si può ammirare la bellezza del monumento nella sua completezza.
Il monumento è in marmo e travertino, in stile neoclassico, le lastre su di esso affisse, dove sono incisi i nomi dei caduti in neretto, sono in marmo bianco di Carrara. Sotto il monumento sono affisse delle targhe con incise, sul marmo, parole in onore dei caduti.
Stretto e lungo, a forma ovale schiacciata, è circondato da pilastrini interposti a ringhiera in ferro battuto; la parte che guarda la Piazza risulta planimetricamente schiacciata e contiene in prospetto la fontana in pietra locale e travertino del “Mascherone”, monumento di memoria collettiva che prende il nome proprio dalla scultura da cui esce l’acqua, inizialmente circondato da ringhiera in ferro battuto, distrutta successivamente, e ripristinata nel 1996 per ridargli il suo aspetto originale.
OPERE CONSERVATE:
IL MONUMENTO AI CADUTI DI TUTTE LE GUERRE (AUTORE ?: DATAZIONE: 1919)
LATO ANTERIORE
Veduta della faccia del monumento che dà sulla piazza; nella parte superiore si possono leggere i nomi dei soldati caduti nella guerra del 1935-36 e nel Secondo Conflitto Mondiale; in basso una bellissima frase per loro: ”AGLI ANIMI GENEROSI CUI CRISTO SORRISE PACE E GLORIA” ; da notare la targa dove è incisa la frase, una bellissima scultura sempre in marmo che contribuisce alla bellezza del monumento.
LATO DESTRO
Veduta di un’altra faccia del Monumento; anche qui si possono vedere nomi dei caduti nel primo Conflitto Mondiale, e nella parte inferiore queste parole in loro onore: “L’ONORE E’ IL PREMIO PIU’ GRANDE DELLA VIRTU’ ”
LATO SINISTRO
Uno dei quattro lati del monumento; nella parte superiore sono affissi i nomi dei soldati caduti nella Prima Guerra Mondiale; nella parte inferiore troviamo una targa con scolpite queste parole in loro onore:“ONORANDO I CITTADINI SI ESALTA LA GLORIA DELLA PATRIA”.
OPERE CONSERVATE: LA FONTANA (AUTORE: ? - DATAZIONE:?)
Oltre al Monumento ai Caduti, all’interno del giardino ovale possiamo ammirare una piccola fontana circolare, con zampillo centrale, in marmo e pietra con una targa affissa alla base.
OPERE CONSERVATE: TARGA DELLA FONTANA (AUTORE: ? - DATAZIONE:?)
Particolare della fontana; targa in marmo in onore di Palombi Francesco grazie al quale fu realizzata la fontana.
OPERE CONSERVATE: STEMMA ARALDICO FONTANA (AUTORE: ? - DATAZIONE:?)
Posto lateralmente alla fontana, costituisce la rappresentazione grafica di tutte le truppe di guerra
OPERE CONSERVATE: CROCE (AUTORE: ? - DATAZIONE:1930)
Veduta della croce in ferro battuto situata nella parte superiore del giardino. Questa croce fu posta qui da una missione popolare tenuta dai Padri Passionisti nel maggio del 1930.
OPERE CONSERVATE: EPIGRAFE DELLA CROCE (AUTORE: ? - DATAZIONE:1930)
Posta alla base della croce, raffigura il simbolo dei Padri Passionisti, ovvero una croce sovrapposta ad un cuore contenente all’interno la scritta “IESU XPI PASSIO” e sotto “S.MISSIONI MAGGIO 1930”.
OPERE CONSERVATE: RECINZIONE (AUTORE: ? - DATAZIONE:?)
Veduta parziale della recinzione in ferro che circonda il giardino; da notare uno dei due bellissimi cippi marmorei siti su una colonna in pietra locale a facce a rilievo, posti uno di fronte all’altro, parallelamente al monumento.
La realizzazione di questa pagine è stata possibile grazie al prezioso contributo di Giada Rendicini, Rina Nardacci e Elide Foglietta.
BIBLIOGRAFIA
I caduti di Roccagorga dalla prima alla seconda guerra mondiale(prima ed. 1987) (seconda ed. 2007) Antonio Restaini
Roccagorga ancora (1996) Antonio Restaini
BAROCCO Quando una piazza, fattasi bella, si racconta (2004) Eros Ciotti – Mario Ferrarese – Vincenzo Vuri


Il Monumento visto da diverse angolazioni
Il monumento visto da diverse angolazioni
Reginaldo Rossi nacque a Roccagorga il 25.01.1917 da Vincenzo e Macera Faustina. Partecipò, insieme al 39° Reggimento Fanteria “Bologna” di cui era caporale, alla guerra d’Africa Settentrionale e dopo due giorni dall’inizio della battaglia della Marmarica (18 novembre – 9 dicembre 1941), il 20.11.1941 morì in combattimento a Sidi Rezegh (Libia).
A Reginaldo Rossi venne conferita la Medaglia d’Argento alla memoria, sul campo, dalle supreme autorità all’uopo delegate, con la seguente motivazione:
Servente di un pezzo anticarro, fu sempre di esempio ai compagni per disciplina e cura dell’arma. In un aspro e cruento combattimento contro numerosi mezzi corazzati nemici, con assoluto disprezzo di ogni pericolo servì serenamente il suo pezzo che non volle abbandonare anche quando si trovava interamente circondato dal nemico. Ebbe così fine gloriosa.
Sidi Rezegh 20 Novembre 1941 – XIX.
L’onorificenza è stata registrata con Decreto Regio in data 2 febbraio 1943 e firmata il 20 aprile 1943 dall’allora Ministro Segretario di Stato per gli Affari della Guerra Benito Mussolini.

Il monumento alla memoria del C.le Reginaldo Rossi

Particolare del Monumento
DESCRIZIONE - SITUAZIONE ATTUALE
Il Monumento dedicato alle vittime della strada è stato inaugurato il 5 Aprile 2008 in Piazza Martiri Ardeatini. È stato ideato e disegnato da Fabrizio Bonanni e realizzato dall’artigiano Genuino Gigli.
Il Monumento è stato collocato nel Piazzale Martiri Ardeatini.
L’Associazione Pro Loco di Roccagorga in collaborazione con l’Amministrazione Comunale ha deciso che era giusto inaugurare questo monumento perché tante, troppe sono state e sono le vittime della strada per comportamenti sconsiderati quali l’alcool e la droga o semplicemente perché sono capitati nel posto sbagliato al momento sbagliato;inoltre così facendo si vuole sensibilizzare la gente verso questo attualissimo problema che sembra non trovi alcuna soluzione al momento l’unica cosa che si può fare è non dimenticare quei volti e quei sorrisi che sono stati a noi così vicini e che hanno portato un raggio di sole nella nostra vita….mentre la loro si è spezzata così improvvisamente e prematuramente!!!!
DESCRIZIONE DEI PARTICOLARI
Struttura tubolare in ferro contenente delle staffe cilindriche che servono per dare equilibrio al monumento. Raffigura la sagoma di un uomo, nella quale sono conficcati dei vetri infranti, simbolo di rottura dalla vita dopo l’incidente stradale, e alla base sono poste delle mani incrociate, simbolo di unione, di ricordo e di speranza che tutto questo possa cambiare.
Posta sopra le mani, c’è una targa che recita queste parole:
“Non dimenticheremo gli occhi che ci hanno guardato e le bocche che ci hanno sorriso - L’Amministrazione Comunale e la Pro Loco di Roccagorga in memoria delle vittime della strada - Roccagorga 5 aprile 2008”
Alla base della struttura troviamo delle lastre in ferro che raffigurano due mani incrociate che, come le crepe, sono saldate con delle staffe alla struttura centrale.
Posta inferiormente alle mani, c’è una piccola targa in forex con il nome dell’ideatore e del realizzatore della struttura, rispettivamente Fabrizio Bonanni e l’artigiano Genuino Gigli.La Scultura è posta sopra un ciglio in travertino sul quale è stata posta della pietra locale che contribuisce alla bellezza scenica del monumento. Il ciglio è posto ad angolo tra il muro posteriore alla struttura e un’aiuola piena di fiori e piante contornata da muratura color rosa, fatta a semicerchio. La realizzazione di questa pagine è stata possibile grazie al prezioso contributo di Giada Rendicini, Rina Nardacci e Elide Foglietta.
