Roccagorga offre una moltitudine di spunti ideali per quanto riguarda il Turismo, dai monumenti alle chiese, dalle aree verdi alle strutture museali, questa piccola localita' dei Monti Lepini regala scenari suggestivi ed indimenticabili.
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Il Comune di Roccagorga sorge sui Monti Lepini arroccato su uno sperone del Monte Nero e circondato dai monti Castellone, Difesa e Sentinella.
Di seguito forniamo una breve scheda con tutte le specifiche sul nostro piccolo centro.
CONTINENTE: Europa
REGIONE: Lazio
PROVINCIA: Latina
COORDINATE GEOGRAFICHE: 41°31’33”96N – 13°9’21”60E
ALTITUDINE EDIFICIO COMUNALE E CENTRO URBANO: 287 m s.l.m.
ALTITUDINE MINIMA: 62 m s.l.m.
ALTITUDINE MASSIMA: 1.213 m s.l.m.
SUPERFICIE: 23,98 Kmq
ABITANTI: 4.710 (dati Istat 2009)
DENSITA’: 195,16 ab./kmq
NOME ABITANTI: masch.sing. Rocchigiano (Roccociano in dialetto)
masch.plur. Rocchigiani (Roccociani in dialetto)
femm.sing. Rocchigiana (Roccociana in dialetto)
femm.plur. Rocchigiane (Roccociane in dialetto)
COMUNI CONFINANTI: CARPINETO ROMANO (ROMA)
MAENZA (LATINA)
PRIVERNO (LATINA)
SEZZE (LATINA)
ZONA CLIMATICA: Zona D, 1602 GG (12 ore giornaliere di riscaldamento termico tra il 1/11 e il 15/4)
ZONA SISMICA: Zona 2 (rischio medio alto. La Zona Sismica 1 è la più pericolosa)
PREFISSO TELEFONICO: 0773
CAP: 04010
CODICE ISTAT: 059021
CODICE CATASTO: H413
SANTI PATRONI: S. Erasmo – 2 Giugno e S. Leonardo
ONOREFICIENZE: Medaglia di Bronzo al Merito Civile conferita dal Presidente della Repubblica il 16 Giugno del 2008 con la seguente motivazione:
Il piccolo centro laziale, distintosi in diverse occasioni per il generoso spirito di solidarietà, nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, subiva la perdita di alcuni concittadini ed una feroce rappresaglia da parte dei militari tedeschi che diedero fuoco ad una capanna dove, intimoriti, si erano rifugiati due ragazzi, assistendo imperterriti al rogo ed impedendo loro di uscire. Nobile esempio di spirito di sacrificio ed amor Patrio.
16 aprile 1944 - Roccagorga (LT).
| COMPETENZE |
Assessore |
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| UFFICIO | Via XXVII Maggio, 2 | |
| TELEFONO | 0773 96 09 24 | |
| FAX | 0773 95 87 22 | |
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| RICEVIMENTO | Venerdì dalle ore 9 alle 13 | |
| LISTA | Partito Democratico | |
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Onorato Nardacci è alla sua prima esperienza istituzionale nell’ambito della pubblica amministrazione. Pur non avendo seguito particolari percorsi formativi la sua esperienza personale lo ha portato a sviluppare quelle attitudini e quelle passioni che oggi caratterizzano la sua attività amministrativa. Fin da ragazzo la sua militanza politica si svolge nelle file della sinistra,in un percorso di coerenza e continuità che lo vede in ogni sua fase appartenere all’odierno Partito Democratico. Una lunga presenza nell’associazionismo lo porta ad affinare le capacità di relazione con un ampio pubblico oltre che ad acquisire competenze tecniche relative alla progettazione e realizzazione di disegni utili alla comunità. Fino allo scorso anno presidente della Pro Loco di Roccagorga. Un mandato durato tre anni in cui la gestione si è distinta per l’attività di produzione e promozione culturale del territorio e nel territorio.
Tra le iniziative più importanti l’attivazione del corso di ricamo, il servizio civile presso l’ufficio della Pro Loco, il corso di ballo popolare, la redazione di cartine e guide del paese, di un opuscolo sui siti religiosi, l’attivazione di un percorso sui prodotti d’eccellenza. Piccoli esperimenti che hanno dato i loro frutti sotto la guida attenta e puntuale. Un impegno nel settore della promozione territoriale che oggi è diventato impegno dell’assessorato e dell’amministrazione. Così parla dei progetti per il futuro…” Roccagorga è una realtà piccola ma ricca di potenzialità. Risorse sono il territorio, la storia e la tradizione, i prodotti della terra e della tavola, la voglia di fare e l’ospitalità di tutti i cittadini. La parola chiave è FARE SISTEMA. Dobbiamo far convergere tutti i nostri sforzi affinché queste risorse possano garantire la crescita del paese e della comunità”.
CRONISTORIA DEL COMUNE DI ROCCAGORGA
800 - La leggendaria Gorga, proveniente dalla vicina Priverno Romana distrutta dalle truppe al seguito di Carlo Magno, si rifugia sullo sperone del Monte Nero dove edifica la sua Rocca, la Rocca di Gorga
1200 - Di piccola entità territoriale e demografica, il paese, che appartiene alla potente dinastia dei Conti di Ceccano di origine tedesca, si sviluppa come centro abitato soltanto nel 1200. Comincia così ad essere considerato proprietà alienabile tra le più grandi famiglie della nobiltà feudale del Lazio, protagoniste delle lotte politico-ecclesiastiche del tempo.
1300 - Tutti i beni e i diritti di Roccagorga passano alla S. Sede, un po' per donazione, un po' per confisca. Pervengono poi per successione alla contessa Margherita di Ceccano.
1378/1390 - Roccagorga passa in eredità a Raimondello, figlio della contessa Margherita; ma il paese gli venne confiscato dalla S. Sede perchè la madre aveva favorito, nel 1378, l'elezione dell'antipapa Clemente VII in contrapposizione al legittimo pontefice Urbano VI.
1401 - Raimondello viene reintegrato nei suoi possedimenti, dopo un solenne atto di sottomissione, dal pontefice Bonifacio IX successione di Urbano VI.
1431/1436 - Finisce il dominio dei Conti di Ceccano su Roccagorga.
1436 - Roccagorga diventa feudo della famiglia Caetani del ramo di Sermoneta.
1499/1500 - Il paese viene di nuovo confiscato, questa volta da Alessandro VI in lotta contro i Caetani, e assegnato al piccolo Rodrigo di appena 2 anni, figlio di Lucrezia Borgia. Tra i numerosi castelli confiscati, nella Bolla papale c'è anche il nome di "Roccam Ghurgam".
1503 - Roccagorga, passato il periodo turbolento dei Borgia, ritorna in possesso dei Caetani con un atto di giustizia di Giulio II. Per lungo tempo il paese viene coinvolto in una serie di lotte intestine tra i Caetani di Maenza e i cugini di Sermoneta.
1520 - Il famoso condottiero Giovanni Medici dalle Bande Nere, con una spedizione favorita dal papa Leone X, pone fine, una volta per sempre, alle pretese dei Caetani di Maenza verso i cugini di Sermoneta. Roccagorga e Maenza vengono assalite e saccheggiate.
1597 - I Caetani vendono Maenza a Giovanni Francesco Aldobrandini.
1617 - I Caetani vendono Roccagorga a Giovanni Francesco Aldobrandini.
1624 - La famiglia Ginetti di Velletri acquista dagli Aldobrandini la terra di Roccagorga per 33.000 scudi. Il secolo dei Ginetti viene ricordato per le numerose opere edili che hanno lasciato un'impronta indelebile nella costruzione (1699-1703). della chiesa dei SS. Leonardo ed Erasmo e in tutto l'assetto storico-urbanistico che forma ancora oggi il bello di questo paese.
1722 - Il feudo passa alla famiglia Orsini che lo acquista dal marchese Scipione Ginetti Lancellotti per 65.000 scudi. Protagonista di Roccagorga è i cardinale Domenico Orsini che riporta all'antico splendore i palazzo baronale con le sue 54 stanze. Dona alla comunità la chiesa dei SS. Leonardo ed Erasmo e firma un "aggiustamento" per risolvere il problema delle terre incolte, causa di continue liti, salvaguardando i suoi privilegi.
1798 - Viene piantato al centro della piazza Maggiore (oggi VI Gennaio) l'albero della libertà tra l'esultanza dei fautori che parteggiano per la Repubblica Romana - proclamata dei Francesi il 15 Febbraio 1798 - e l'ostilità dei fedeli legati allo Stato Pontificio.
1798 - La chiesa subisce il saccheggio dei soldati di Napoleone che requisiscono tutti gli ori e gli argenti, eccetto il busto di S. Erasmo riscattato dalle donne di Roccagorga.
1799 - Il sacerdote di Roccagorga, Don Domenico Vincenzo Troisi, professore universitario, fervente repubblicano, viene impiccato il 24 Ottobre a Napoli per aver partecipato alla proclamazione della Repubblica Partenopea.
1809 - Roccagorga fa parte dell'impero di Francia perchè Napoleone si annette con un decreto lo Stato Pontificio che viene diviso in Dipartimenti.
1811 - Roccagorga cambia padrone per il matrimonio di Maria Teresa Orsini che porta in dote il paese al principe Andrea Doria Pamphili.
1814 - Con la sconfitta di Napoleone lo Stato Pontificio, e quindi anche Roccagorga, ritorna ai Papi. Vengono puniti tutti i cittadini che hanno parteggiato per i Francesi.
1814/1816 - Si sviluppa in questo periodo il fenomeno del brigantaggio in Ciociaria. I briganti si nascondono a Sonnino, Maenza, Prossedi, Roccagorga.
1828 - L'11 Giugno 3 fulmini cadono su Roccagorga e colpiscono il palazzo baronale uccidendo 3 fanciulle che si trovavano in un'aula scolastica delle maestre pie. Questa notizia ce la fornisce il Dott. Telemaco Mataxà, medico condotto di Roccagorga (già nel 1708 un fulmine aveva colpito la cupola della chiesa).
1843 - Nel mese di Maggio i Rocchigiani sono benedetti dal Papa Gregorio XVI al quadrivio di Priverno dove viene eretto un obelisco di finto marmo recante iscrizione in greco, latino, italiano. Il Pontefice, diretto a Terracina, gradisce molto l'obelisco ed elogia l'artefice Ignazio Nardacci, cittadino romano domiciliato a Roccagorga. Il Nardacci, assieme alla altre autorità, viene ammesso al bacio del piede.
1870 - Dopo essere appartenuta ai Ceccano, alla Santa Sede, ai Caetani, agli Aldobrandini, ai Ginetti, agli Orsini, ai Doria Pamphili e dopo aver fatto parte della provincia ecclesiastica della Marittima, del Regno di Napoli, dell'impero di Francia, della Delegazione, Roccagorga è unita alla provincia di Roma. Con la presa di Porta Pia e il compimento dell'Unità d'Italia, cessa lo Stato Pontificio. Il paese è annesso al Regno d'Italia. Aggregata al Circondario di Frosinone, Roccagorga passa nel 1934 alla provincia di Littoria, dal 1945 Latina.
1909 - Il 14 Marzo un'altra scarica di fulmini si abbatte sul palazzo baronale e distrugge uno dei 6 parafulmini. La corrente fulminea investe le case vicine al palazzo, svuota 3 conche piene d'acqua, uccide un cane nei pressi di un camino e manda in frantumi tutti i vetri delle finestre. Questa notizia la riferisce il Prof. Ignazio Galli.
1913 - Quest'anno viene ricordato in paese per i tragici fatti del 6 Gennaio quando la folla, esasperata per gravi motivi sociali, si dirige verso il Municipio. Scoppiano tafferugli durante i quali le forze dell'ordine aprono il fuoco. Sette sono morti. Il capo del governo, Giovanni Giolitti, telegrafa al Sottoprefetto di Frosinone per dire che "La rivolta di Roccagorga contro la forza pubblica è un fatto così grave che richiede una esemplare repressione. Occorre quindi procedere ad arresti su larghissima scala di tutti quanti coloro che vi presero parte traducendoli alle carceri circondariali con la massima pubblicità affinchè la popolazione comprenda la impossibilità che una così selvaggia ribellione vada impunita". Benito Mussolini per fini politici porta a livello nazionale l'eccidio di Roccagorga e tiene banco per oltre un mese sulla stampa italiana.
1913 - Nel mese di Dicembre a Roccagorga arriva la corrente elettrica. Il paese è tutto illuminato. Sette anni dopo verrà collocato al centro della piazza il primo palo della luce da Bruni Bruno (Zi Bruno).
1918 - Alla fine della Prima Guerra Mondiale Roccagorga registra 53 caduti.
1918/1920 - La "Spagnola", una grave epidemia che uccide milioni di morti, non risparmia Roccagorga; numerosi sono le vittime.
1920 - Beniamino Rossi, eletto Sindaco il 10 Ottobre, apre il primo asilo infantile di Roccagorga e incarica Domenico Menta, Assessore Anziano, per la stesura dello Statuto. L'asilo viene affidato alle suore del Preziosissmo Sangue che lo gestiscono per oltre un quarantennio.
1936 - Il 10 Novembre verso le 12,45 un aereo da bombardamento S.81, facente parte di una pattuglia di 3 velivoli partita dall'aeroporto di Roma Ciampino diretta a Palermo, precipita sull'abitato di Roccagorga tra via Rattazzi e via C.Colombo, causando la morte di 12 civili e 4 militari. Il giorno dopo, nel tardo pomeriggio, Benito Mussolini che già conosceva il nome di Roccagorga per le note vicende del 1913, raggiunge il paese per rendersi conto del disastro aereo. In tale occasione gli viene concessa la cittadinanza onoraria con le seguenti parole: "L'amministrazione municipale con sommo consenso del popolo decretava la cittadinanza onoraria di questo Comune a Benito Mussolini Duce del Fascismo siccome all'Artefice Sommo della Salvezza della Grandezza e della Prosperità della Patria".
1943/1944 - Il paese è occupato dalle truppe tedesche che effettuano numerosi rastrellamenti. In una rappresaglia del 12 Aprile 1944 bruciano vivi i 2 fratellini Bartolomeo e Giovambattista Rossi.
1944 - Roccagorga, dopo una serie di cannoneggiamenti che provocano la morte di 24 paesani e 8 sfollati, è liberata dalle truppe alleate dirette verso Roma (siamo nel mese di Maggio).
1945 - Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Roccagorga registra 26 Caduti.
1958 - Il 6 Luglio nel giardino di piazza Risorgimento, in occasione del centenario delle apparizioni di Lourdes, viene collocata la statua della Madonna, dono dei cittadini residenti a Roma, alla presenza del cardinale Luigi Traglia.
1969 - Arriva l'acqua nelle case di Roccagorga. Viene raggiunto così l'obiettivo principale dal Sindaco Dott. Manfredo Tretola (medico per 40 anni in paese) "per la liberazione dall'ultimo concone sul collo-giogo delle nostre donne". Nel pomeriggio, afferma Ludovico Nicodemi, suonano le campane.
1989 - La chiesa di Roccagroga dei SS.Leonardo ed Erasmo subisce il più grave furto della sua storia. Vengono trafugate 4 tele d'altare, compresa quella della Crocefissione, la più importante, attribuita ad Antonio Gherardi, pittore reatino del '600.
1995 - Il giorno 8 Aprile vengono riportati a Roccagorga, dopo 54 anni, i resti mortali del soldato Saputo Pietro, morto in combattimento sul fronte russo il 7/12/1941. Il giorno dopo il popolo di Roccagorga rende omaggio alla sua memoria con una toccante cerimonia.
2001 - Il giorno 5 Giugno, nel 59° anniversario della sua morte, vengono traslate dal cimitero di Bobbio (Piacenza) alla chiesa di Roccagorga le Spoglie del soldato volontario Virgilio Di Fazio morto in concetto di santità il 5 Giugno 1942.
2003 - Il gas metano arriva a Roccagorga.
2003 - Con un recupero urbanistico tipologico, compiuto dal Comune su progetto dell'Architetto Ciotti Eros, tutta "l'area della piazza" viene riportata, fin dove è possibile, all'antico splendore che ha ridato al bello di questo sito un aspetto scenografico capace di appagare l'occhio in un sol colpo. Viene rinnovato anche il monumento ai Caduti di tutte le guerre.
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dell’artigianato |
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Antonio Basilico |
Antonio Basilico è nato a Roccagorga il 7.6.1879 da Giuseppe e Cammillacci Francesca ed è morto a Roccagorga il 19.01.1943. Di origine contadina con uno spiccato senso della giustizia, fu il protagonista insieme a Dante Mucci dei fatti del 6 Gennaio 1913. Presidente della “Società Agricola Savoia” guidò sapientemente e con coraggio la rivolta dei cittadini di Roccagorga contro l’allora Amministrazione comunale e la borghesia feudataria che aveva trascinato il popolo in una situazione tragica dal punto di vista economico e sanitario. Il ruolo svolto durante i fatti del 6 Gennaio 1913, lo proiettò all’attenzione di tutti i contadini dell’Agro Pontino che con determinazione lo proposero a candidato al Parlamento nel collegio di Ceccano nelle elezioni del 7 marzo 1914. Sottoscrizioni per la sua candidatura provennero da tante località del Lazio – Segni, Vallecorsa, Sonnino, Castro dei Volsci, Campo Soriano, Terracina e anche dagli emigrati d’America. La sua candidatura, sostenuta dalle leghe apolitiche della “Difesa” , venne però contrastata fortemente, con illecite pressioni alla sua persona e ai suoi familiari, dai socialisti rivoluzionari, per avvantaggiare la candidatura di un certo Colasanti, personaggio pressoché sconosciuto. Il Basilico fu costretto così a ritirare la propria candidatura per salvaguardare la difesa da parte degli avvocati nei confronti degli imputati implicati nei fatti dell’eccidio del 1913. E così tra le accuse e gli osanna, fra le scomuniche e le esaltazioni, fra gli attacchi e i contrattacchi, Basilico – il candidato dei contadini – che rappresentava una grande idea, una bandiera, una bandiera sfolgorante di speranza e pace, fu costretto a ritirare la propria candidatura. L’allora professore Ugo Nalato, mandato dalla “Difesa” da Roma a incontrare e sostenere il Basilico oltre a tranquillizzare i propri familiari scrisse: “questa passeggiata di notte, per la montagna tranquilla mi ha unito al Basilico per sempre. Lo si diceva pusillanime e vile, corto d’intelligenza, in una parola un povero contadino ed io scoprivo in lui dai discorsi che andava facendomi sulla sua famiglia, sul suo rispetto ed attaccamento al padre, sulla tragica giornata dell’eccidio, sulla fuga sui monti con i compagni, sulle miserie dei contadini in generale, un grande e mobilissimo cuore, un’anima semplice e generosa. Il bene che egli potrà fare ai suoi compagni sarà immenso, perché farà con amore e lealtà sempre il suo dovere” |
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Enrico Berlinguer |
Politico Italiano 1922-1984 |
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Ercolano Bernabei |
Ercolano Bernabei è nato a Roccagorga il 21.10.1922, una settimana dopo, 1l 28 ottobre, ci fu la marcia su Roma. Coincidenza o destino? Difficile rispondere. Certo è che Ercolano, nato sotto il littorio, visse nel culto del littorio. Giovane fascista entusiasta si arruolò volontario nei “Battaglioni Giovani Fascisti” e combatté tre anni in Africa. Dopo la battaglia di Bir El Gobi, così come risulta da una lettera del 20.12.2008 di Farre Antonio, suo compagno d’armi , fu autore di un gesto che gli fa onore: “nonostante il parere contrario del comandante, prese sulle spalle per tre o quattro chilometri il compagno ferito per impedire che cadesse prigioniero degli inglesi o morisse nel deserto.” Arresosi il 13 maggio 1943, fu internato in un campo di concentramento in Egitto da cui cercò di evadere più volte senza riuscirci. Liberato dal campo di prigionia il 16 luglio tornò in Italia. Una vita certo non diversa da quella di tanti giovani della sua età che partiti entusiasti, tornarono amareggiati e delusi. Questa esperienza di vita lo segnò profondamente. Non fu mai in grado di dimenticare quanto appreso e per onestà e coerenza continuò ad essere “fascista” quanto era difficile esserlo, in special modo in un piccolo paese di lunga tradizione social-comunista. Non che non comprendesse le contraddizioni e i fallimenti del regime, soltanto non reputava il mondo nuovo tanto migliore del precedente. A chi gli faceva scherzosamente notare che almeno per la libertà, quest’ultimo era preferibile, rispondeva che avendo impiegato venti anni ad apprendere poche cose in cui credeva, gli si dovessero concedere almeno altri venti per abbandonarle ed apprenderne di nuove. Non le apprese mai e continuò ad essere fascista ed a chiamarsi tale anche quando forse lo era più per come ragionava ed agiva. Ercolano Bernabei fu infatti fascista sui generis che realizzò la “svolta di Fiuggi” molti anni prima del partito cui apparteneva. Buono e generoso, consapevole della necessità del dialogo, rispettato per la fedeltà ad idee che implicavano un costo razionale e sociale, otteneva la stima e l’affetto dei suoi avversari politici quando venivano messe da parte le ideologie. Con la sua vita egli dimostrò che la tolleranza per la pluralità delle idee è un bene e costituisce il principio su cui si regge la vita democratica. Nella piccola comunità di Roccagorga inaugurò, a suo modo, l’era post-ideologica dando ed ottenendo rispetto per sé e di conseguenza per ciò che rappresentava, favorito in questo dal trascorrere del tempo e dal placarsi delle passioni ideologiche che permisero un giudizio più sereno su uomini ed avvenimenti storici. Morì a Roccagorga il 22.05.1985. |
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Don Erasmo Bevilacqua |
Don Erasmo Bevilacqua è nato a Roccagorga il 19.06.1915 da Giuseppe e Maria Luzzi. Fin dai primi anni mostrò un carattere aperto ed una brillante intelligenza. Entrato nel seminario di Sezze, passò a Veroli ed infine ad Anagni, il famoso collegio Leoniano. Distintosi come uno degli studenti più brillanti, era sempre il primo del suo corso di studi e superò tutti gli esami con eccellenti giudizi. Fu organista e direttore della schola cantorum del seminario. Ordinato sacerdote il 16.7.1939, iniziò nel suo paese natale il ministero sacerdotale dove si distinse subito per il grande amore per i giovani, soprattutto se poveri e deboli, tanto che venne soprannominato “il nuovo Don Bosco”. Per attirare i giovani, formò una filodrammatica , una corale polifonica ed una squadra di calcio, portando i suoi ragazzi in “trasferta” a bordo di carretti trainati da muli. Vinto il concorso, divenne parroco di San Giovanni Evangelista in Priverno nel 1942, in piena guerra mondiale. Anche qui avvicinò molti giovani, fondando una schola cantorum che ancora esiste, ospitò nei locali della parrocchia corsi di formazione per avviare i giovani al lavoro. Molto attento alla crescita spirituale dei suoi ragazzi, in molti furono avviati al seminario diocesano e diversi vi rimasero fino all’ordinazione sacerdotale (don Giuseppe De Nardis e don Luigi Libertini). Insegnò religione alle scuole medie e al Liceo Scientifico di Priverno, non disdegnando interesse per la matematica, il latino e la letteratura. Ebbe numerosi e prestigiosi incarichi diocesani; amministratore di tutti i beni delle confraternite tra la fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta, si adoperò per elevare il tenore di vita dei coloni che spesso vivevano in condizione di miseria. Delegato vescovile per l’Azione Cattolica, ne fu instancabile organizzatore ed entusiasta promotore. Ha composto testi di musica sacra e acquistò l’organo che tutt’ora è in funzione in chiesa. Cantò il canto gregoriano in occasione del film Marco Polo, del regista Montalto, girato per lo più a Fossanova. Verso la fine della sua vita terrena, acquistò un terreno adiacente al chiesa e vi fece costruire nuovi locali per arricchire le già tante attività parrocchiali. Dopo la sua morte che avvenne il 18.11.1983, molta gente testimoniò il grande e immenso affetto che lo legava a lui. Ha lasciato una grande eredità, non fatta di beni materiali, ma di grande e profonda lezione di vita cristiana. |
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Marco Biagi |
Giuslavorista Italiano – Vittima della Nuove Brigate Rosse 1950-2002 |
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Borgo Madonna |
Via che prende il nome dall’omonimo quartiere. |
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Borgo S. Antonio |
Via che prende il nome dall’omonimo quartiere. |
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Giulio Briganti |
Giulio Briganti è nato a Roccagorga il 4.8.1875. Alla fine del 1944 fece parte, insieme a Ricci Don Filomeno (arciprete), Adriano Mucci (proprietario), Palombi Domenico (pastore) e Caporilli Bramante (meccanico), dell’ECA (Ente Comunale per l’Assistenza). Di origine contadina, Giulio Briganti era l’espressione più rappresentativa del socialismo a Roccagorga. Uomo semplice e bonario, rispettato dalla popolazione per la grande disponibilità, era solito vestire in modo antico e calzava le classiche ciocie. Il 6 Aprile 1946 si tennero le prime elezioni comunali del dopoguerra. Si confrontarono due liste, una di ispirazione socialcomunista, l’altra di centrodestra. Il risultato premiò la coalizione di sinistra. “Zì Giulio”, così lo chiamavano, divideva la sua esistenza tra il comune e la campagna. Spesso veniva raggiunto dai cittadini nel suo appezzamento di terreno, dove era impegnato nel lavoro per la firma di qualche certificato. Dietro lo sguardo sereno di un uomo semplice, in compagnia della sua pipa, Giulio era un uomo colto e attento a tutti i segnali di cambiamento che provenivano dalla fine della guerra. Nel suo breve periodo di governo, vennero eseguiti i tratti principali della fognatura del centro urbano. L’intera popolazione rimase colpita dalla notizia della sua prematura scomparsa che avvenne il 12.06.1947 |
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Giordano Bruno |
Filosofo Italiano bruciato come eretico dalla chiesa 1548-1600 |
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C |
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Piero Calamandrei |
Politico Italiano 1889-1956 |
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Alessio Cammarone |
Alessio Cammarone è nato a Roccagorga il 8.11.1919 ed ivi è deceduto il 31.10.1997. Ha frequentato il Collegio Arcivescovile “La Quercia” di Viterbo fino al IV° Ginnasio. Chiamato alle armi il 2.2.1940 ed inviato in primis a Tobruk – parte orientale della Libia – assegnato alla Compagnia Artieri e successivamente al Genio Pionieri della Divisione Fanteria “Granatieri di Sardegna”, fu fatto prigioniero in combattimento il 10.12.1940 ad Al Barrani – località dell’Egitto nord-occidentale- . Il 3.1.1946 fu liberato e fece rientro a Roccagorga, dove si impegnò da lì a poco tempo nella politica, ricoprendo il ruolo di segretario politico della Democrazia Cristiana. Successivamente alle elezioni amministrative del 5.2.1950 fu eletto sindaco e guidò per tre anni una Giunta di ispirazione democristiana che si distinse nella sua attività per l’approvazione dell’edificio scolastico in via D. Menta e del parziale rinnovo della toponomastica del paese: Via A. Gramsci diventò Via Monte, Via G. Matteotti diventò Via R. Rossi, Via XXV Luglio diventò Via XX Settembre, Corso della Repubblica diventò B.go S. Antonio e Piazza VI Gennaio 1913 diventò Piazza Italia. Nel frattempo Sansoni Edoardo, proprietario dell’intero Palazzo baronale nonché del “Granalone” e dei magazzini ora di proprietà del Comune, propose all’amministrazione la vendita complessiva per la somma di £. 4.150.000. Vennero venduti a privati gran parte dei terreni della “Difesa” raccogliendo la somma di £. 6.136.000. Alessio Cammarone svolse il suo compito di amministratore con irreprensibile serietà e onestà. Fu sempre vicino alle necessità della gente quando a lui si rivolgevano nei momenti di bisogno o sofferenza. Venne insignito del titolo di “Cavaliere della Repubblica” il 31.12.1952. |
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Elvira Ciotti |
Elvira Ciotti è nata a Roccagorga il 29.10.1903, da Emilio e Mancini Cesira ed è morta a Latina il 05.04.1995. Ha avuto due figli, Belli Ida e Belli Gaetano. Diplomata in qualità di Ostetrica presso la “Regia Università degli Studi di Roma” il 16 Giugno 1922, presta il suo primo servizio nei paesi di Castelliri e Monte San Giovanni Campano per poi trasferirsi definitivamente ad esercitare la professione di Ostetrica Condotta a Roccagorga fino al 1969, data della sua pensione. A lei si devono per circa cinquanta anni le nascite nel nostro paese, frutto di amore e professionalità. La sua opera, sempre attenta e affettuosa dedicata a tutte le donne del paese, ha rappresentato un elemento di unione seppur ideale tra i cittadini di Roccagorga che hanno avuto in comune le mani esperte e caritatevoli di un’unica donna che ha assicurato a gran parte dei nascituri il primo vagito. Elvira non ha esercitato soltanto a Roccagorga, ma anche nei paesi limitrofi, soprattutto a Maenza e a Carpineto Romano. Allertata dai familiari, immediatamente con mezzi di fortuna e spesso seduta sul masto di un asino o a piedi, faceva chilometri e chilometri per alleviare le doglie del parto. Tutto questo ha ancora più valore se si considera che la sua opera era pressoché gratuita, tranne qualche dono in natura che la gente le offriva per il servizio. Sempre in sintonia con le amministrazioni comunali che si sono succedute, ha assicurato in maniera inequivocabile e sicura le informazioni necessarie per le relative registrazioni anagrafiche. Per la sua opera, l’Amministrazione ne ha sempre riconosciuto l’importanza e oggi la ricorda con questo riconoscimento. |
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Enrico Ciotti |
Enrico Ciotti, di Emilio Ciotti e Cesira Mancini, è nato a Roccagorga il 10.11.1916 e, purtroppo, ci ha lasciati il 01.05.2003 nella sua casa di Latina, dove si era trasferito con la moglie Giulia Olimpio, anche lei maestra e i figli Michele e Maria Rosaria. Valente maestro, consegue il diploma magistrale a Pontecorvo e vinto brillantemente il Concorsio Magistrale nel 1948, si dedica con passione alla sua missione di insegnante, a quella professione che ha tanto amato e che gli ha procurato nel corso degli anni soddisfazioni e riconoscimenti, anche postumi, come la targa di Ringraziamento ai Maestri dei Monti Lepini, Ausoni e Aurunci dell’Agro Pontino, consegnata ai suoi familiari il 20.12.2006 dall’Amministrazione Provinciale di Latina in occasione della Giornata dei Maestri organizzata con l’Associazione Culturale “Il Quadrato”. Noto come “Zi Richetto”, così infatti era affettuosamente chiamato dai suoi compaesani, ha avuto sempre una parte attiva nella vita del suo amato paese, come mostrano i punti salienti di seguito riportati: - Consigliere Comunale (più volte nell’arco degli anni ’50 – Capogruppo Consiliare dal 1956) - Corrispondente del Quotidiano Il Tempo (dal 1951 al 1959) - Socio fondatore e Presidente della “Olearia Palma” srl costituitasi a Roccagorga nel 1959 - Insignito dell’Attestato dei Benemeriti per la propaganda dal Comitato Centrale della Croce Rossa Italiana. Molti sono i suoi ex alunni che ancora oggi, a distanza di tempo, quando incontrano i suoi familiari in paese, amano ricordare la sua figura e raccontare qualche aneddoto legato a lui e alla sua grande poliedricità che lo vedeva operare oltre l’ambito prettamente scolastico-educativo. La sua grande sete di sapere lo portava ad interessarsi e cimentarsi nei più svariati campi, dall’agricoltura alla meccanica, dall’idraulica alla medicina. A ricordo della sua memoria il Notaio Vittorio Nardacci in occasione della manifestazione tenutasi in piazza il 3 luglio 2005 disse: “Questo grande insegnante ha lasciato a tutti coloro che l’hanno conosciuto la sua impronta di bontà e semplicità; ha percorso la strada della vita raggiungendo traguardi che si era prefissi. Non ha mai dimenticato la sua terra ed ha sempre contribuito alla riuscita delle sue manifestazioni, con quell’entusiasmo che lo ha sempre contraddistinto; basterebbe ricordare i suoi travolgenti interventi oratori, semplici ed incisivi, in cui manifestava la sua grandezza ed il suo affetto sincero. Ha sempre dato prova di saggezza, equilibrio ed umiltà e per queste sue grandi doti egli vivrà sempre nei nostri cuori”. |
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Giacinto Ciotti |
Giacinto Ciotti è nato a Roccagorga il 4.1.1926 da Biagio e Centra Rosa ed è morto dopo una lunga malattia il 1.9.1992. Giacinto, persona onesta e generosa, espressione della classe operaia, dapprima come contadino e poi come operaio edile, si impegna nella lotta sindacale sin dalla giovane età. Agli inizi degli anni cinquanta organizza la Camera del Lavoro e promuove numerose e significative manifestazioni a sostegno dei diritti dei lavoratori. Affianca con tenacia le lotte per la conquista di un salario migliore per le decine e decine di operai che ogni giorno si recano a Roma per lavorare, diventando un punto di riferimento essenziale del fenomeno del pendolarismo di quegli anni. Nel 1960 viene eletto consigliere comunale, ricoprendo vari ruoli nell’amministrazione comunale, della quale diventa un elemento fondamentale. Prima ricopre la carica di assessore e poi nel 1973 diventa sindaco, fino al 1975. Durante questi anni Giacinto non smette mai di collaborare con il sindacato anzi mette a disposizione delle nuove generazioni la sua lunga esperienza, dispensando sempre consigli e suggerimenti preziosi. Nell’arco del suo mandato, vengono realizzate numerose opere, tra le quali il potenziamento della viabilità rurale, lo studio affidato alla Società Tecnogas di Milano per la metanizzazione del paese, l’affidamento dell’incarico all’arch. Del Duca per la definizione del Piano Regolatore Generale e l’adesione al Consorzio Trasporti del Lazio (A.Co.Tra.L.). Di notevole importanza, continuò la battaglia dell’Amministrazione comunale già guidata da Tretola, contro il Consorzio degli Aurunci di Cassino, per la gestione dell’acquedotto e la fornitura dell’acqua potabile. Molti cittadini, ricordano ancora Giacinto come una persona perbene e disponibile verso tutti. La sera, quando scendeva dall’autobus, stanco della giornata di lavoro, invece di andare a casa e riabbracciare la sua famiglia, andava alla Camera del Lavoro per organizzare le iniziative e sostenere gli operai nella lotta per una vita migliore. |
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Colle |
Antica via urbana che risale al 1600 |
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Cristoforo Colombo |
Navigatore Italiano 1451-1506 |
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| La Cona | |||
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Cesare Cotesta |
Cesare Cotesta è nato a Roccagorga il 20.10.1906 da Cataldo e Persi Venusta. Cesare, di famiglia contadina è cresciuto perseguendo sempre gli ideali di onestà e di giustizia. Sin da giovane è maturato in lui uno spirito di bonaria convivenza, facilitata da una famiglia radicata nel territorio della zona dei Prati. Proprio dei Prati diventa un punto di riferimento forte e indispensabile e nelle elezioni amministrative del 1950 viene eletto consigliere comunale, unico rappresentate del P.C.I. Cesare viene riconfermato consigliere comunale per le successive legislature, fino al 1975, ricoprendo molti ruoli nell’ambito delle amministrazioni che si sono succedute. E’ stato assessore nelle giunte di Tretola e Ettorre e ha interpretato un ruolo fondamentale nello sforzo di unire la comunità di Roccagorga centro con la zona dei Prati. Portava in giunta le istanze dei cittadini della sua zona e “strappava” l’interesse dei suoi colleghi amministratori affinché i Prati avessero quei servizi che allora mancavano. Sempre presente ai consigli comunali, nonostante la distanza che separava i Prati da Roccagorga che raggiungeva spesso a piedi e sempre a piedi anche verso sera tornava a casa, felice di aver fatto qualcosa per la sua gente. Prima della scadenza dell’Amministrazione del sindaco Tretola e Ciotti, il consiglio comunale, unanimemente in seduta straordinaria gli ha conferito la medaglia d’oro per i suoi venticinque anni di consigliere. Cesare è rimasto nei cuori di tanta gente che ancora oggi lo ricorda con affetto e stima. E’ morto a Roccagorga il 12.10.1990. |
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Giuseppina Cotesta |
Nata a Roccagorga il 19.03.1924 ed ivi deceduta il 23.05.2006. Cotesta Giuseppa si diploma presso l’Istituto Magistrale “Margherita di Savoia” di Roma nel 1942. Inizia ad insegnare a Roccagorga il 1° Agosto 1944 nel corso estivo svoltosi dopo la fine della guerra. Non essendoci nel paese un edificio scolastico, le lezioni si tenevano in ambienti di fortuna, messi a disposizione da privati, privi di ogni arredo scolastico e in situazioni difficili con classi composte da oltre quaranta alunni, quindi con gravi difficoltà e problemi da affrontare che solo la profonda passione per l’insegnamento le diede la forza per superare momenti critici. Insegnò fino all’anno scolastico 1987/88. Dal 1° settembre 1998, dopo quarantatre anni di servizio e sempre con la qualifica di Ottimo fu posta in pensione. Ha svolto per molti anni la mansione di segretaria del Patronato Scolastico e fino alla cessazione del servizio è stata l’insegnante fiduciaria della scuola. L’Amministrazione Comunale l’11.06.1988 le ha conferito una attestazione di stima e riconoscenza per il solerte e diligente lavoro svolto. Con Decreto del Presidente della Repubblica in data 27.09.1988 le è stata conferita l’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Successivamente su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione, con Decreto del 2.6.1989, le è stato conferito il Diploma di benemerenza di prima classe con facoltà di fregiarsi della Medaglia d’Oro per aver compiuto quaranta anni di buon servizio nelle pubbliche scuole elementari. Così i suoi alunni hanno voluto ricordarla: “Alla maestra Pinella, esempio non superato di moralità, di alto senso civico, di attaccamento al dovere e alla passione per l’insegnamento. Grazie Maestra” |
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Loreta Cotesta |
Loreta Cotesta è nata a Roccagorga il 26.06.1926 e morta il 19.09.2006. Si è diplomata presso l’Istituto Magistrale “R. Margherita di Savoia” di Roma nell’anno scolastico 1944/45. Iniziò ad insegnare a Roccagorga dal 26.10.1945 come vincitrice di concorso e si trasferì a Latina presso la scuola elementare “D. Alighieri” fino all’anno scolastico 1986/87, data del suo pensionamento. La valutazione dei quarantadue anni di insegnamento è stata “Ottimo”, frutto di una straordinaria interpretazione del ruolo di insegnante e assume ancor più valore il fatto che ha diviso gli anni della professione tra un piccolo centro di montagna come Roccagorga e una città capoluogo come Latina, dove le differenze culturali, didattiche e anche logistiche erano assai diverse. Noi la ricordiamo per il lavoro svolto a Roccagorga, dove all’inizio non esisteva un vero e proprio edificio scolastico e le lezioni si svolgevano in ambienti spesso fatiscenti e senza alcuna comodità. Le classi erano formate pressoché da circa quaranta alunni, ma Loreta Cotesta non si è mai persa d’animo e superava brillantemente ogni tipo di difficoltà, tanto da meritarsi l’apprezzamento e la stima delle autorità superiori. |
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Alessandro Cusani |
Storico Farmacista di Roccagorga |
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D |
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Salvatore d’Agata |
Salvatore D’Agata (Turi per gli amici e in famiglia) è nato a Villagrande, in provincia di Catania il 28.03.1920, ultimo di quattro fratelli. Da giovane era un grande appassionato di sci che praticava su piste inesistenti sull’Etna, sulle cui pendici si trova Villagrande. Diplomato all’Istituto Magistrale di Acireale, ha iniziato a lavorare come impiegato presso il comune del suo paese, dimostrando già da allora un grande senso di attaccamento al lavoro e di professionalità. Il primo incarico provvisorio come segretario comunale lo ha svolto nel 1954 a Licodia Eubea, sempre in provincia di Catania, per poi vincere nel 1957 il concorso per Segretario comunale e trasferirsi come sede del suo lavoro a Roccagorga. A Roccagorga è rimasto a svolgere il suo servizio fino al 1985, tranne un breve periodo di qualche mese nel comune di Ponza. Sposato con l’insegnante Rosa Messina, ha avuto due figli Cetty e Antonio. D’Agata è stato un funzionario prezioso per le amministrazioni che si sono succedute in tutti questi anni. Il suo spiccatissimo senso dello stato, unito alla grande professionalità hanno costituito un punto fondamentale per l’ente e per tutta la categoria dei segretari comunali provinciali. Amato e rispettato dagli amministratori e dai dipendenti comunali, nonché dall’intera cittadinanza, ha interpretato il suo mandato con diligenza e serietà, mettendo a disposizione della comunità le sue conoscenze e i suoi rapporti istituzionali. Grande commozione provò il popolo di Roccagorga per la sua prematura scomparsa nel 1987 e la cittadinanza le tributò una grande partecipazione, nonostante il fatto che non era cittadino rocchegiano. |
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Massimo d’Antona |
Giurista Italiano - Vittima delle Nuove Brigate Rosse 1948 - 1999 |
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Gen. Carlo Alberto dalla Chiesa |
Generale Arma dei Carabinieri – Vittima della Mafia 1920 - 1982 |
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Virgilio Di Fazio |
Virgilio Di Fazio è nato a Roccagorga il Non poteva essere chiamato sotto le armi perché ancora non aveva l’età. Voleva fare qualcosa per l’Italia in guerra. Decise allora di arruolarsi come volontario e partì. Dal fronte interno fu destinato ad un posto di avvistamento della sesta Legione Artiglieria Contraerea a Bobbio (Piacenza). In poco tempo si attirò le simpatie di tutti. Lo chiamavano il soldatino santo perché di notte si svegliava e pregava. Morì in concetto di santità il 5 giugno 1942 a Bobbio. Il suo funerale si trasformò in un trionfo di popolo perché tutti conoscevano il giovane soldatino. Il 5 giugno 2001, nel 59° anniversario della sua morte, vengono traslate dal cimitero di Bobbio alla chiesa di Roccagorga le sue spoglie collocate ai piedi della cappella di S. Erasmo. |
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Mario Dori |
Cittadino di Roccagorga caduto durante la Prima Guerra Mondiale |
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E |
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dell’Emigrante |
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Eremo S.Erasmo |
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Eleonoro Ettorre |
Eleonoro Ettorre è nato a Roccagorga il 10.01.1920 da Arduino Ettorre e Vona Rosa Tommasina. Iscritto al Distretto Militare di Littoria con matricola n. 1047, soldato di leva dal 22.02.1939, partì per la Libia il 10.02.1940. Ha partecipato alla campagna di guerra dal 1940 fino al 1942 e rientrato dall’Africa il 26.10.1942 passa in forza al 61° Reggimento Fanteria di Trento dove consegue il diploma marconista. Trasferito successivamente al Reggimento Bersaglieri di Verona, il 9.9.1943 viene catturato e fatto prigioniero dalle truppe tedesche. Deportato in Germania, visse in un campo di concentramento tedesco per due anni, per poi essere trasferito in un altro campo a Budapest. Di giorno veniva mandato a lavorare presso un orologiaio e la sera faceva ritorno nelle baracche dei deportati. Il suo datore di lavoro gli insegnò il mestiere dell’orologiaio e gli trasmise la passione per la musica. Liberato dai soldati dell’esercito russo, a seguito della loro avanzata verso la Germania, torna in Italia e viene collocato in congedo illimitato il 15.11.1945, dopo sette anni di guerra. Sposato con Clarice Gigli, ha avuto tre figlie. Ha continuato a svolgere il lavoro di orologiaio non trascurando mai la sua grande passione per la musica. Ha eseguito con il filicorno baritono le più celebri opere di Verdi, Puccini, Mascagni ecc., sotto la direzione del maestro Rosario Lacerenza. Numerosi sono i raduni bandistici ai quali ha partecipato non solo in Italia ma anche all’estero. Lo stesso maestro Lacerenza, al momento della dipartita, ha composto alla memoria un requiem “A Eleonoro” che tutt’ora viene eseguito durante le cerimonie funebri. Nel 1956 viene eletto consigliere comunale nella lista del P.C.I. guidata da Manfredo Tretola e si riconferma anche nelle elezioni del 1960, ricoprendo in entrambi le amministrazioni la carica di assessore. Nel 1952, a seguito delle dimissioni di Alceo Morelli, diventa sindaco e ottiene la riconferma nelle elezioni del 22.11.1964, guidando l’amministrazione comunale fino al 1970. Durante questo periodo amministrativo, vengono fatti i lavori di pavimentazione di via M. Dori e Pio Nardacci e viene ricollocata la lapide all’interno della Rifolta che ricorda l’Eccidio del 1913. Viene migliorata la viabilità urbana e extraurbana e portati a termine numerosi lavori di fognatura e elettrificazione. Con Eleonoro inizia il cammino per l’adduzione dell’acqua potabile nelle case del paese, tanto da meritare gli elogi pubblici dal presidente della Cassa del Mezzogiorno prof. Pescatore. Nel 1963 viene dato in gestione al Consorzio degli Aurunci l’acquedotto comunale. Anche l’edilizia scolastica ha un notevole sviluppo, infatti venne richiesto un finanziamento per la costruzione della scuola media. Verso la fine della legislatura viene approvato il progetto per la realizzazione della biblioteca e la formazione di uno strumento urbanistico capace di regolare l’attività di fabbricazione nel nostro paese. Eleonoro è stato un punto di riferimento della comunità rocchegiana, rispettato dai suoi compagni ma anche dagli avversari politici per la sua onestà intellettuale. Il suo ricordo è ancora vivo tra la popolazione che lo manifesta parlando di lui con affetto immutato e stima. E’ morto a Roccagorga il 19.10.1987. |
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Don Ferdinando Ferrarese |
Ferdinando Ferrarese, è nato a Roccagorga il 23.09.1929 da Giuseppe e Agnocco Filomena. La famiglia, umile e di origine contadina, è stata la scintilla della devozione di Ferdinando che già dall’infanzia dimostrava questa inclinazione. Frequenta le scuole elementari a Roccagorga fino alla quinta elementare e successivamente, grazie all’influenza di don Erasmo Bevilacqua, che lo accoglie a se con affetto e simpatia, notando le sue virtù, si trasferisce a Bologna nel seminario della Madonna delle Sette Spade, dove completa gli studi e diventa sacerdote. Apprezzato dai suoi superiori per le spiccate qualità umane, presta servizio a Butrio dove si integra perfettamente con la comunità e ne diventa un punto di riferimento importante. Dopo qualche anno, si trasferisce nelle nostre zone e riabbraccia la sua famiglia che tanto lo aveva atteso nel percorso iniziale della sua missione. Diventa cappellano dell’ICOT di Latina per qualche tempo e successivamente si occupa delle persone emarginate e bisognose, offrendo la sua infinita umanità e generosità. Prima a Sezze, nella zona di Crocemoschitto e poi a Giulianello, dove ricopre la carica di parroco della frazione di Cori, Ferdinando esprime tutta il suo amore e la sua passione per la fede. Anche in queste esperienze raccoglie affetto e stima, ma soprattutto rafforza la sua fede, fatta di semplicità e onestà interiore che lo fanno vivere con serenità fino alla fine della sua vita terrena. E’ morto a Latina il 22 maggio 2005 e riposa al cimitero di Roccagorga. |
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Lino Ferrarese |
Lino Ferrarese è nato a Roccagorga il 21 settembre 1936 ed è morto il 4 Aprile 1998. Come politico e soprattutto come uomo è stato un importante punto di riferimento per la nostra comunità. Eletto consigliere comunale nella lista della Democrazia Cristiana negli anni 60 ha ricoperto tale carica dal 5 luglio 1980 al 7 giugno 1990. Perennemente all’opposizione, poiché Roccagorga a quei tempi era una roccaforte rossa, si è fatto portavoce di volta in volta delle istanze di quanti, non ottenendo risposte dalla maggioranza, cercavano soluzioni a richieste ritenute legittime. Convinto assertore delle proprie idee, era comunque incline al dialogo costruttivo non disdegnando di mettersi in discussione e di ridisegnare le proprie strategie politiche in funzione di un bene comune. Lino Ferrarese ha lottato e vinto contro un muro che a quei tempi sembrava invalicabile, facendo accettare al popolo rocchegiano la legittimazione di altri punti di vista oltre a quelli della maggioranza comunista. Eletto consigliere provinciale nel 1980 nel collegio di Maenza Roccagorga e Prossedi, diventa nel 1985 assessore ai servizi Sociali della Provincia. Ricopre, inoltre, la carica di vicepresidente della ASL LT3. Da consigliere e assessore della Provincia ha promosso molti finanziamenti per Roccagorga, come il primo intervento per la strada dell’Eremo, per il rifacimento della facciata della Chiesa ed ancora per la messa in sicurezza e sistemazione di molte strade del nostro territorio. Insomma oggi è ancora riconosciuta da tutti, unanimemente, quella sua straordinaria capacità di essere stato in mezzo alla gente. |
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Della Fiera |
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Fornace |
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Fornoli |
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G |
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Gallo |
Antica via urbana che risale al 1600 |
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Giuseppe Garibaldi |
Patriota e condottiero Italiano 1807 - 1882 |
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Anastasio Gigli |
Gigli Anastasio è nato a Roccagorga il 14 aprile 1930, rimasto orfano di madre all’età di 4 anni e di padre all’età di 12, fu barbaramente ucciso durante il secondo conflitto bellico all’età di 14 anni da colpi di baionetta inferti da soldati marocchini dell’esercito francese. Tali atrocità furono legittimate dal generale francese Alphonse Juin che aveva rivolto ai suoi Goumiers nordafricani il 14 Maggio 1944 un proclama che ignobilmente recitava: “Alle spalle del nemico vi sono donne , case, c’è il vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete….. per cinquanta ore sarete padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete”. Ci furono stupri di donne di ogni età e di bambini, omici, furti e violenze; insomma un’orgia di terrore debitamente autorizzata. Il giorno 10 Giugno 1944, in località “Farneta”, tra le quattro strade di Roccagorga e il bivio di Maenza fu trucidato Anastasio Gigli. A distanza di 65 anni il ricordo di quel tragico avvenimento è ancora vivo nella mente della sorella Annunziata di 95 anni – che così racconta con semplicità a volta anteponendo o posponendo alcuni fatti: “quel giorno siamo andati in campagna e tutto ad un tratto incominciò a piovere, allora io, i miei fratelli Anastasio e Modesto che conduceva un asino e mio marito Ruggero ci riparammo sotto un albero. Di li a poco passarono dei soldati marocchini che volevano requisire l’asino di Modesto il quale fuggì e pretesero che Anastasio li accompagnasse in paese per prendere dell’acqua potabile. Giunti a Roccagorga, Anastasio incontrò verso le undici e trenta nostra sorella Clarice che si recava in chiesa la quale gli chiese come mai non si trovava in campagna e lui rispose che ci sarebbe tornato dopo aver preso l’acqua. A distanza di un’ora misteriosamente Anastasio era scomparso. Preoccupati, ci siamo messi alla ricerca ma senza esito finché una compaesana disse di aver visto un ragazzino ferito, trasportato da soldati di colore, avvolto in una coperta lasciando una scia di sangue sulla strada: era Anastasio, ma era morto e l’avevano portato all’ospedale di Priverno prime e all’obitorio del cimitero dopo. Mi sono recata al cimitero di Priverno, ma il custode mi ha cacciata dicendomi che mio fratello sarebbe stato sepolto in serata, senza la bara. Allora io e mio marito siamo andati a Priverno per acquistare una bara e così mio fratello è stato tumulato al cimitero di Priverno dove è rimasto per circa 10 anni, dopodichè i suoi poveri resti sono stati riportati al cimitero di Roccagorga, dove riposano mia madre e mio padre”. |
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Fratelli Ginnetti |
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Antonio Gramsci |
Filosofo e Politico Italiano 1891 - 1937 |
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M |
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Martiri delle Foibe |
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Giacomo Matteotti |
Politico Italiano 1885- 1924 |
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Giuseppe Mazzini |
Patriota e filosofo Italiano 1805 – 1872 |
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Domenico Menta |
1887 – 1936 Cittadino di Roccagorga morto nel tentativo di prestare soccorso alle vittime dell’incidente aviatorio di Roccagorga del 10 novembre 1936 |
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Don Giovanni Minzoni |
Religioso Italiano 1885 - 1923 |
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Molini |
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Alceo Morelli |
Alceo Morelli è nato a Roccagorga il 2.11.1924 da Lorenzo e Rossi Vitalina, sposato con Miani Giulia, dalla quale ha avuto due figlie. Ha frequentato la scuola per Geometri “V. Veneto” di Latina dove ha dimostrato sin da subito doti straordinarie di professionalità, in particolare nel disegno. Appena diplomato inizia l’attività esercitando la professione a Roccagorga, Priverno, Sezze e Latina. Nello stesso tempo, entra nel PCI e insieme a Tretola e Ettore ne diventa un capo storico. Ricopre numerosi incarichi e nel 1961 viene proclamato sindaco. Ad Alceo, uomo libero e, come a lui piaceva definirsi, “anarchico”, si devono i primi passi verso l’ammodernamento del paese. Opere primarie, come strade, fogne, ponti, ma soprattutto nuove abitazioni iniziavano a popolare il nostro territorio, soprattutto verso la campagna. Il suo impegno, diviso sempre tra l’Amministrazione e il Partito, ha fatto si che Alceo è stato sempre rispettato e amato dalla gente, anche quando ha abbandonato la politica e si è dedicato all’arte. Bellissimi dipinti di volti umani e scorci di paesaggi fiorivano tra le sue laboriose mani. La ricerca delle parole in dialetto e la spiegazione del loro significato, sono oggi raccolte in un bellissimo, quanto prezioso vocabolario della lingua rocchegiana. Ha collaborato da esperto e storico per l’allestimento dell’Etnomuseo e con l’ufficio tecnico comunale e a lui si deve la realizzazione di preziosissime mappe che ancor oggi sono in uso negli uffici del comune. Notevole la sua passione per la musica e il folklore. Infine, non rinnegando mai la sua storia, si avvicinò alla fede, e alla parola anarchico unì quella di “cattolico". Morì il 13.12.2003 a Roccagorga. |
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Luigi Mosca |
Luigi Mosca è nato a Assergi (AQ) il 12.05.1876 ed è morto a Roccagorga il 29.8.1960. Persona mite e affettuosa, figura rassicurante e personaggio di altri tempi, Luigi Mosca era di estrazione socialista. Luigi, insieme ad altri uomini rozzi ed esaltanti che venivano dal buio del fascismo, come Giulio Briganti, Morelli Gnotta, Nino Pelleccia, Palombi Domenico detto “Nerone”, Eleuterio Agnocco, Pericle Battisti, Alberto Ferrarese, Giovagnotto e Germano Bevilacqua detto “Pista Torce”, rappresentò il primo barlume, la prima avvisaglia di una presa di coscienza, di una legittimazione sociale e civile. “Chiedo la parola”. - Questa è la frase ricorrente tra i loro incontri, nelle riunioni di partito, nei momenti pubblici. Eppure Zì Luigi, così lo chiamavano, era semplicemente un capo cantoniere, ma dotato di una grande forza d’animo e apprezzato dalla gente. Il 12.06.1947, assume la carica di sindaco a causa della scomparsa prematura di Giulio Briganti e a capo di una giunta per alcuni aspetti riconfermata, da vita ad una attività amministrativa finalizzata al miglioramento della viabilità urbana e extraurbana. Ma l’elemento più importante del suo mandato è rappresentato dalla istituzione della fiera di merci e bestiame dei Prati. Fece istituire premi per le migliori bestie portate alla fiera così da poter contribuire ad incentivare la zootecnia e l’allevamento. Amministratore serio e meticoloso era rispettato da tutta la popolazione. |
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Cleante Mucci |
Cleante Mucci è nato a Roccagorga il 02.02.1899 da Cleto e Borelli Caterina. Ultimo di dodici figli, ha dimostrato sin dall’infanzia una notevole intelligenza che lo portò a conseguire la Laurea in Giurisprudenza nell’Università di Camerino (MC). Ma nonostante il brillante risultato ottenuto, non esercitò mai tale professione, segnato forse dal fratello maggiore Adriano che spesso gli ripeteva: “tanto gli avvocati sono tutti degli imbroglioni”. Di famiglia benestante, Cleante convinse la sorella Raffaella a non fare la domanda per la pensione, dicendogli: “che la fai a fare, tanto noi stiamo bene e tu non ne hai bisogno, c’è tanta gente invece che merita di averla” e così sua sorella non prese mai la pensione. Ufficiale di artiglieria durante la seconda guerra mondiale, prestò servizio in Sardegna a Macomer e subito dopo il conflitto bellico ritornò al paese, dove la mattina del 28 Maggio 1944, il Comune di Roccagorga venne occupato dalle truppe alleate ed il Governatore Militare Americano.. Il 16 Giugno 1944 venne eletto il 1° Consiglio Comunale e a capo di una Giunta provvisoria venne eletto Sindaco il Dr. Mucci Cleante. Cleante, nonostante avesse subito il condizionamento del fratello maggiore Dante, protagonista dei fatti dell’Eccidio del VI Gennaio 1913, non partecipò mai attivamente alla vita politica e ne tanto meno si avvicinò ai partiti. Lui era un monarchico e amava spesso ripetere a chi gli domandava a quale partito avesse votato, rispondeva sempre alla monarchia e quando questa non c’era più lui stesso scriveva sulla scheda Viva il Re. Uno dei primi provvedimenti che emanò Cleante fu quello di disporre il rientro nel centro abitato dei cittadini sfollati nelle campagne per la guerra, poiché i soldati marocchini nella loro ritirata, oltre a razziare il bestiame, violentavano le donne e rientrare in paese costituiva senza alcun dubbio una maggiore sicurezza. Un altro provvedimento adottato, durante questa breve parentesi amministrativa, fu l’apertura della farmacia comunale, affidata al Dott. Tretola Carmine. Il 16 Aprile 1945, si trasferì a Roma per motivi di lavoro e lasciò la carica di sindaco. A Roma, prima fu nominato Commissario degli alloggi assegnati alle persone sfollate e poi Capo della Ripartizione Prima Personale – Ufficio Pensioni al Campidoglio. Lavorò distinguendosi per capacità e intelligenza, meritandosi apprezzamenti da parte dei superiori fino al 1965, data del suo pensionamento. Rimase a Roma fino alla sua morte che avvenne il 24.09.1978. |
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Ignazio Nardacci |
Ignazio Nardacci, nato a Roccagorga il 19.09.1898 ed ivi deceduto il 13.12.1958. Un soldato, un insegnante di rara bravura, un amante del diritto e un indomito combattente per la libertà. Giovanissimo, con la qualifica di radiotelegrafista, serve la Patria nel conflitto italo-austriaco e nella campagna libica donando, con quattro anni e otto mesi di servizio militare, di cui diciotto mesi in zona di operazioni, parte della sua giovinezza alla Patria. Al ritorno dal servizio militare consegue il diploma di abilitazione magistrale presso un Istituto di Tivoli ed inizia la sua attività di insegnante a Olevano Romano e successivamente a Sermoneta e Roccagorga. Nel 1930, dopo un esame sostenuto presso il Tribunale di Velletri, consegue il titolo di patrocinatore legale, con le quali veniva abilitato a difendere le cause anche in Pretura, dando così prova di una grande preparazione anche in campo giuridico. La sua profonda cultura, il suo coraggio e soprattutto la sua palese ostilità al regime dell’epoca non piacquero ai ras locali i quali, con decisione scellerata e vergognosa, ne determinarono il trasferimento d’ufficio in un paese della provincia di Viterbo, non facendosi scrupolo di far trasferire anche la moglie Ilma Reali. Iniziava così il calvario di un uomo che aveva la sola colpa di non inchinarsi ai prepotenti in camicia nera, i quali mal sopportavano la sua presenza. Tornò ad insegnare nel suo paese nel 1944 dopo il passaggio delle truppe americane, ricoprendo la carica di fiduciario dal 1944 al 1958 e di Presidente del Patronato scolastico e in nome delle sue idee di libertà, ebbe il merito di costituire a Roccagorga il partito della Democrazia Cristiana. Nel 1949 promuove una iniziativa, raccolta dal Commissario Prefettizio dell’epoca, diretta a rimboschire ed a rendere più belle le nostre montagne con i cantieri scuola. Per la sua profonda preparazione (era un autodidatta) svolse più volte, con equilibrio e saggezza, le funzioni di Giudice Conciliatore, dando prova della sua conoscenza del diritto. |
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Pio Nardacci |
Cittadino di Roccagorga caduto durante la Prima Guerra Mondiale |
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Teresa Nardacci |
Nardacci Teresa è nata a Roccagorga il 07.02.1941. Frequenta la scuola elementare con l’insegnante Cotesta Loreta la quale notando le spiccate doti di apprendimento, suggerisce ai genitori di farle proseguire gli studi. I genitori, non potendo sostenere le spese scolastiche vengono aiutati dallo zio materno e da una nobildonna di cui ancora oggi non si conosce l’identità. Inizialmente studia in collegio a Sezze, poi consegue il diploma magistrale con ottimi voti, nel collegio di Palestrina. Dopo tanti anni di precariato entra come insegnante, nelle scuole di Roccagorga, Latina, Latina Scalo e Sezze. Il suo metodo di insegnamento era apprezzato sia dai colleghi che dai genitori, ma soprattutto condiviso dagli alunni che nello studio trovavano interesse e viva curiosità. Per la sua bontà e la sua dolcezza era amata e benvoluta da tutti e la notizia del suo male intristisce quanti la conoscevano ed apprezzavano le sue virtù. Subisce con difficoltà e dolore le conseguenze di numerosi interventi chirurgici, ma trova la forza di ritornare a scuola, tra i suoi scolari ai quali era molto attaccata sia per lo spiccato senso del dovere che per l’affetto. Con la stessa dedizione ha svolto all’interno della comunità religiosa il ruolo di catechista, frutto di una profonda fede. Anche questo ruolo lo ha svolto con passione e amore, senza risparmiarsi, vivendo la vita quotidiana in semplicità attraverso gli insegnamenti del Vangelo e la volontà di Dio. Teresa non ha subito la malattia, ma c’è entrata dentro e vivendola serenamente. La sua vita terrena si è conclusa il 29.06.1996, lasciando nella famiglia la certezza di averla avuta con se il tempo necessario per vederla brillare di riflesso della luce di Dio. |
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P |
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La Pace |
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Benedetto Pampanelli |
Il maestro Benedetto Pampanelli, è nato a Roccagorga il 29.02.1909 da Maria Terilli e Muzio Pampanelli. Muzio, il padre di Benedetto, fu un ingegnoso e abile falegname, autore dei rilievi scultorei del portone principale del Palazzo del Comune. Tra mille difficoltà, ma con grande determinazione e spirito di sacrificio, Benedetto Pampanelli, da tutti ricordato come “il maestro Betto”, frequenta le scuole di Sezze, dove spesso è costretto a raggiungerle a piedi. Finito il corso di studio e raggiunto brillantemente il diploma, insegna prima presso le scuole elementari di Maenza e poi stabilmente a Roccagorga per 44 anni. La figura dolce e affettuosa del maestro Betto, è forse oggi quella che gli scolari ricordano meglio, unita a tanti episodi quotidiani che non sbiadiranno mai. Era dotato di grande sensibilità e la pacatezza del suo metodo d’insegnamento aiutava non poco gli alunni ad applicarsi nello studio. Ancora oggi è ricordato per la fedeltà agli ideali di solidarietà, per il servizio reso alla scuola e per il bene fatto alle generazioni di alunni. E’ morto a Roccagorga il 31.03.1996. |
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Alessandro Pertini |
Politico Italiano, settimo Presidente della Repubblica 1896 - 1990 |
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Anna Maria Pietrosanti |
La dott.ssa Anna Maria Pietrosanti, secondogenita di quattro fratelli, è nata a Roccagorga il 21.09.1904 da Casseri Rosa e Emilio Pietrosanti. Dopo aver frequentato le scuole elementari a Roccagorga, proseguì gli studi presso il Ginnasio di Sezze. Conseguì la licenza ginnasiale, si trasferì a Velletri iscrivendosi al locale Liceo Classico. Conseguì la maturità classica, si trasferì a Roma per seguire i corsi universitari della Facoltà di Chimica e Farmacia. Si laureò nel 1931 e nel 1932, in seguito alla vincita del relativo concorso pubblico, divenne titolare della Farmacia di Settefrati in provincia di Frosinone. In questa sede rimase fino al 1966, superando gli anni tempestosi della guerra mondiale, in una località così prossima alla linea del fronte di Cassino, conquistandosi l’affetto e la riconoscenza dei Settefratesi tutti che le vollero consegnare una medaglia d’oro in occasione della sua partenza. Tornata a Roccagorga, da cui era partita studentessa tanti anni prima, assunse l’incarico di Direttrice della locale Farmacia Comunale, continuando a dimostrare, anche in questa sede, le sue grandi doti di generosità, solidarietà e professionalità, fino al 1974 quando raggiunse i 70 anni di età. Lasciata la direzione della Farmacia, per i detti sopragiunti limiti di età, rimase a vivere a Roccagorga nella sua casa paterna di via C. Colombo, concludendo la sua intensa vita terrena a Roma il 14.10 1994, rimpianta dai nipoti e da tutti, i tanti che le volevano bene. Riposa ora nella Cappella di Famiglia nel cimitero comunale di Roccagorga. |
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Don Armando Pisoni |
Armando Pisoni è nato a Roccasecca dei Volsci Diocesi di Terracina, Priverno e Sezze il 29.01.1920. Ultimati gli studi di Filosofia e Teologia nel Pontificio Collegio Leonino di Anagni, fu ordinato sacerdote il 31.07.1946. Subito dopo fu nominato, dal Vescovo Diocesano, Economo Spirituale nel suo paese natale fino al 1952, quando il Vescovo Sua Ecc. Mons. Emilio Pizzoni, lo trasferì come vice parroco presso l’insigne Collegiata dei Ss. Leonardo ed Erasmo in Roccagorga. Nel contempo fu nominato canonico della Cattedrale di Santa Maria Assunta in Priverno. Il 5 aprile 1970, l’Arcivescovo – Vescovo della diocesi, Sua Ecc. Mons. Arrigo Pintonello, lo promosse Arciprete Parroco di Roccagorga. Carica che ricoprì fino al giorno della sua improvvisa morte avvenuta il 22.04.1982. Fu un sacerdote semplice e modesto, osservò i suoi doveri sacerdotali con grande fede e con totale obbedienza ai suoi superiori. Predilesse gli umili e gli ammalati e non fece mai mancare il suo appoggio a chi, amministrando la comunità nella quale era totalmente integrato, si dedicava a elevarla soprattutto nella dimensione socio-culturale. Alternò la sua missione di apostolato con l’insegnamento della religione dei ragazzi della scuola media, concorrendo in modo significativo alla loro formazione. Negli ultimi anni della sua vita profuse un grande impegno nella realizzazione del progetto di restauro della Chiesa e della casa parrocchiale. |
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R |
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Urbano Rattazzi |
Politico Italiano 1808 - 1873 |
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Repubblica (Corso) |
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Don Filomeno Ricci |
Nato a Roccagorga il 31.07.1886, compì gli studi nei Seminari di sezze, Veroli e nel Pontificio Collegio Leonino di Anagni. Ordinato sacerdote il 31.07.1911, fu poco dopo chiamato dal vescovo dell’allora Diocesi di Terracina, Priverno e Sezze. In seguito la predetta Eccellenza, sperimentatene le belle doti, lo volle Suo segretario. Nel 1915 fu nominato Econo Parroco di S. Maria In Roccasecca dei Volsci e sei anni dopo il 19.03.1921 Arciprete Parroco della Collegiata dei SS. Leonardo ed Erasmo in Roccagorga. Dopo aver scrupolosamente e lungamente esercitato tale incarico durante l’episcopato degli Ecc.mi Presuli Salvatore Baccarini, Pio Leonardo ed Emilio Pizzoni che gli professarono grande stima e incondizionata fiducia, rassegnò le dimissioni nelle mani di S. E. Mons. Pintonello: ciò avvenne il 31.12.1969. In pari data fu annoverato tra i suoi Cappellani dal Santo Padre Paolo VI e il 26.07.1971 fra i canonici della Cattedrale di Priverno dall’Amministratore Apostolico delle Diocesi Pontine S. E. Mons. Luigi Maria Carli. Si spense serenamente all’alba del 3 luglio 1978. Nella sua lunghissima attività di Parroco Mons. Ricci, oltre che abilissimo amministratore, si mostrò magnanimo, generoso e zelante dispensatore della Divina Parola e dei Santi Sacramenti. Devotissimo della Madonna, ne promosse sempre il culto. Dedicò le sue cure sacerdotali specialmente ai poveri, ai bambini e ai moribondi. Durante il periodo lungo e tragico della guerra, fu l’angelo consolatore di tutti. I suoi funerali si svolsero con la partecipazione del Vescovo Diocesano S. E. Mons. Enrico Romolo Compagnone, di molti sacerdoti e numerosissimi fedeli. |
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Rocchiggiana |
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Bartolomeo e Giovanbattista Rossi |
Nella primavera del 1944 la situazione nelle nostre zone si aggravò maggiormente. I tedeschi, oltre ai soliti rastrellamenti di uomini, cominciarono a far razzie anche di bestiame. Nel mese di aprile, due tedeschi capitarono sul monte S. Angelo percorrendo viottoli diversi. Un soldato incontrò il pastore Alfiero Rossi e gli impose, sotto minaccia armata, di portargli una pecora fino alla strada principale. Durante il tragitto, Alfiero punzecchiato continuamente con la canna del mitra, ebbe un gesto di istintiva ribellione verso il tedesco che lo sollecitava a camminare più in fretta; ne nacque una colluttazione furibonda durante la quale il militare rimase ucciso. L’altro soldato, visto il ritardo del compagno d’armi, lanciò subito l’allarme. La rappresaglia fu spietata. I tedeschi si presentarono alla capanna di Alfiero che si era dato alla latitanza e bruciarono vivi i due fratellini Bartolomeo e Giovambattista. La madre degli sventurati fu rapata a zero e condotta in giro su una moto sidecar per essere umiliata. L’episodio così crudele, destò grande rabbia e tristezza tra la comunità di Roccagorga che ne ebbe piena conoscenza soltanto qualche tempo dopo, quando il padre dei due fratellini si presentò in Comune a denunciare la loro morte. L’Amministrazione comunale, il 16 aprile del 2009, alla presenza delle massime autorità provinciali, politiche, istituzionali e militari, ha voluto testimoniare il proprio cordoglio e quello della comunità rocchegiana con l’inaugurazione di un monumento ubicato luogo dove si è consumato l’atroce delitto. |
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Reginaldo Rossi |
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S |
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Giuseppe Saltarelli |
Il dott. Giuseppe Saltarelli è nato a SS. Cosme e Damiano il 20.02.1923 da Adelchi e Adelina Sparagna. Ha studiato a Formia e si è laureato a Napoli il 20.12.1950. E’ stato medico condotto nel comune di Roccagorga dal 1952 al 1969, anno in cui è passato a dirigere il Servizio Sanitario nel comune capoluogo di Latina. Ha sposato nel 1956 la farmacista Maria Corleone che è stata per otto anni direttrice della farmacia di Roccagorga. Dal loro matrimonio sono nati Adelina, medico pediatra, Adelchi, medico radiologo entrambi a Latina e Elio, pubblicista residente a Milano. Il dott. Giuseppe Saltarelli si è distinto per la sua condotta medica e morale ed ha rappresentato un punto di riferimento importante per la comunità di Roccagorga. E’ morto nella sua casa a Latina il 1 maggio 1993 a seguito di una lunga malattia. |
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S.Salvatore |
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Scoglio |
Antica via urbana che risale al 1600 |
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Sergio Severa |
Sergio Severa fu Gustavo, primo di sei figli, è nato a Roccagorga il 12.01.1903, si è laureato il 17.11.1931 in giurisprudenza sotto S. M. Vittorio Emanuele III° Re d’Italia alla Regia Università degli Studi di Roma. In seguito esercitò la professione di avvocato penalista e civilista nel Foro di Latina ed ebbe uno studio a Roccagorga e a Velletri. Si avvicinò alla politica e ricoprì numerosi incarichi, fino a ricoprire la carica di sindaco dopo il trasferimento per motivi di lavoro di Cleante Mucci, dal 1945 al 1946 e successivamente diventò esponente politico locale della Democrazia Cristiana. Nell’arco di quest’anno vennero concessi ai contadini i terreni comunali e venne istituita la fiera di merci e bestiami in contrada Prati. Sergio Severa era un uomo di assoluto rigore, frutto anche della sua formazione culturale e professionale, per questo diventò punto di riferimento della comunità soprattutto nei primi anni del dopoguerra. Morì a Velletri il 21.09.1985. |
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Altiero Spinelli |
Politico Italiano 1907 – 1986 |
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Don Luigi Sturzo |
Sacerdote e politico Italiano 1871- 1959 |
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T |
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Torino |
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Torricella |
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Antonio Traglia |
Padre del Cardinale Luigi Traglia |
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Manfredo Tretola |
Manfredo Tretola nasce a Roma nel 1928. Vive gran parte della sua vita a Roccagorga, dove suo padre, è medico condotto. Muore a Latina nel 2000, dopo una lunga e incurabile malattia. A Roccagorga, ancora adolescente, si avvicina al mondo dei lavoratori. Siamo negli anni duri delle lotte contadine svoltesi dopo la seconda guerra mondiale. Un lavoratore comunista (Germano Bevilacqua), a conoscenza forse dei suoi precoci orientamenti politici, un giorno gli regala Rinascita, il giornale teorico del Partito comunista italiano. Infatti, nel suo libro, Il figlio del calzolaio, Cesare Bove ricorda che Manfredo Tretola era “di sinistra” fin dai tempi del liceo. E in quel periodo non era facile esserlo e, soprattutto, non era facile esserlo a Latina. La sua formazione politica avviene però soprattutto durante il periodo universitario, a Roma prima e poi a Siena. A Roma frequenta la sezione universitaria del Partito comunista italiano. Qui incontra tanti giovani come lui, alcuni dei quali sono diventati poi prestigiosi dirigenti del Partito. Tra loro Luciana Castellina, Lucio Magri, Giovanni Berlinguer. I suoi interessi culturali oscillano tra arte, letteratura e medicina. In seguito alla morte del padre è costretto a intensificare i suoi studi. Si reca a Siena ove un ambiente più piccolo può favorire il suo impegno. Infatti, termina gli studi di medicina nel 1956. A quel punto gli si apre anche la via della carriera universitaria. Più forte però è il legame con Roccagorga e i suoi problemi. Pur da Roma o da Siena, infatti, non ha mai abbandonato i lavoratori di Roccagorga e il Partito comunista. Nel 1956 viene eletto sindaco. La sua attività amministrativa persegue un grande obiettivo: creare a Roccagorga le strutture indispensabili per una vita civile. Nel corso degli anni sessanta diviene consigliere provinciale per cercare di portare avanti gli stessi obiettivi con più forza. Nel 1970 e fino al 1974 è ancora sindaco e completa molto del lavoro impostato negli anni precedenti: la rete fognaria, la rete stradale e, il più grande di tutti i problemi, l’acqua per tutti, in paese e in campagna. Manfredo Tretola è stato nel frattempo un grande educatore. Da Siena ha portato a Roccagorga una ispirazione nuova: costruire luoghi nei quali i lavoratori potessero fare politica e nello stesso tempo trovare momenti di riposo e di svago. Con il contributo dei lavoratori di Roccagorga realizza questo sogno costruendo la Casa del Popolo. Qui, nella Casa del popolo, i più giovani hanno trovato le occasioni per formarsi la propria cultura politica. Verso la metà degli anni settanta Manfredo Tretola lascia la politica attiva. Altri, più giovani, hanno cercato di continuare la sua opera. Nel 1996, colpito dalla malattia, lascia l’attività di medico. Si rivolge con due manifesti alla popolazione. Riportiamo alcune frasi soltanto: “Cari concittadini, mi congedo dopo 40 anni con animo commosso e riconoscente per la lezione di vita impareggiabile ricevuta. Il primo impatto ebbi con uomini rozzi ed esaltanti che venivano dal buio del fascismo e che si avventuravano su strade nuove ed accidentate. Zi’ Luigi Mosca e Briganti; Morelli Gnotta e Nino Pelleccia; Domenico Palombi detto Nerone e Lauterio Gnocco detto Lori; Pericle e Giovanotto; Z’Alberto Ferrarese e Germano Belilacqua”. Ricorda poi i tanti altri che lo hanno aiutato nel portare avanti il suo lavoro politico e di amministratore. Ai giovani invece dedica parole di incoraggiamento e dedica una poesia di Nazin Hikmet: “Il più bello dei mari è quello che non navigammo/Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto/I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti/E quello che vorrei dirti di più bello non te l’ho ancora detto”. |
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V |
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Variante |
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Della Vecchia Ammazzatora |
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XX Settembre |
20 settembre 1870. Le truppe del Regno di Sardegna entrano nello Stato Pontificio attraverso la breccia di Porta Pia, comandati da Raffaele Cadorna. Finisce lo Stato Pontificio ed il potere temporale dei Papi. Un anno dopo la capitale d’Italia viene trasferita da Firenze a Roma. |
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XXVIII Maggio |
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Sabino Vona |
Sabino Vona è nato a Roccagorga il 6 gennaio 1943 da Reginaldo e Reginalda Vona. Vi ha trascorso l'infanzia e la giovinezza frequentandovi le scuole elementari. Successivamente ha frequentato le scuole medie a Priverno e poi l'Istituto Magistrale "A. Manzoni" a Latina. Si è laureato in lettere alla Sapienza nel 1967. Sabino ha sposato Maria Alfreda Spaziani dalla quale ha avuto due figli, Gianluca e Francesca. Specializzatosi in geografia, dopo un breve periodo di assistenza ha intrapreso una lunga e prestigiosa carriera di insegnante nelle scuole superiori di Latina dove è stato maestro anche di vita per generazioni di allievi ed esempio per numerosi colleghi. Ha insegnato all'Istituto Tecnico "Vittorio Veneto" di Latina per moltissimi anni fino a quando non è andato in pensione. Sabino Vona è stato un grande educatore, un professore per tante ragazze e ragazzi della provincia di Latina. E’ stato un importante dirigente sindacale e politico, un valido e apprezzato pubblico amministratore. Ha fondato, con altri colleghi, all'interno della CGIL di Latina, il sindacato scuola, di cui è stato segretario in un momento di radicali trasformazioni; è stato un dirigente politico di alto profilo come segretario del Partito Comunista italiano nella provincia di Latina. Dal 1975 al 1980 è stato Consigliere comunale a Roccagorga e poi Sindaco dal 1990 al 1995. Prima di essere eletto Sindaco di Roccagorga Sabino è stato Consigliere provinciale dal 1975 al 1980. Sabino è stato segretario del PCI nella provincia di Latina nel 1976 in un periodo di acute lotte sociali e di terribili scontri, nell'epoca del terrorismo, del rapimento e dell'assassinio di Aldo Moro. Tornato definitivamente ad insegnare è stato comunque chiamato a svolgere funzioni di dirigente regionale del PCI assumendo la responsabilità dei problemi del lavoro e conseguendo anche qui ampi apprezzamenti per la sua elaborazione ed il suo impegno. E' rimasto fino all'ultimo un intellettuale di sinistra, un democratico profondo e ha sempre lavorato come gli si presentava l'occasione per far avanzare le idee dei lavoratori, della democrazia, della solidarietà tra persone e gruppi sociali. Ha imparato a fare il giornalista ed il critico d'arte. Anzi, ha finito con l'insegnare come fare giornalismo serio, utile, oggettivo ed il critico d'arte raffinato e ricercato anche a chi questi lavori li faceva per scelta professionale. Aveva stretto una forte amicizia e una grande collaborazione con un artista di grande valore, William Tode, di cui ha curato una straordinaria mostra al palazzo Caetani di Cisterna di Latina della cui “Fondazione” è stato direttore artistico. Sabino aveva forte la passione intellettuale, il senso della comunità, la solidarietà, l'impegno a mettere il proprio sapere, la propria intelligenza, il proprio tempo a servizio degli altri, la ragione per tentare di costruire una società di persone libere, di uguali opportunità, di sostegno a singoli e a gruppi sociali in difficoltà. Ha scritto tante cose. Oltre alla cura dei tre volumi di “Antologia di poeti pontini” , ha pubblicato i seguenti libri: - Girando nei Lepini, Itinerari d'arte e cultura, musei e paesaggi. - Gli Affreschi dimenticati, le pitture murali riscoperte nell'aula magna del V. Veneto, storia e storie dell'istituto. - Da Artena a Formia, itinerari d'arte e cultura, musei e paesaggi. - Lepinia, storie di ' mpuniti e butteri, santi e papi. - La Pantera verde, le indagini, i racconti e le mirabili inchieste di un investigatore infallibile nei labirinti della politica. - L'emigrante, con disegni di William Tode. - Strade regionali del Lazio, Viaggio attraverso la storia, l'arte e i monumenti dei comuni della rete regionale Astral. Sabino Vona è deceduto a Terracina il 9 settembre 2008 dopo una lunga malattia, vissuta con intima sofferenza e invidiabile serenità intellettuale. |
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PIAZZALI |
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Aldo Moro |
Politico Italiano – Vittima delle Brigate Rosse 1916 – 1978 |
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St. Jean en Royans |
Comune della Francia Meridionale della Drome nella regione del Rodano-Alpi, gemellato con il Comune di Roccagorga |
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PIAZZE |
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Dante Alighieri |
Poeta e letterato Italiano 1265 – 1321 |
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Eroi del Lavoro |
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Guglielmo Marconi |
Fisico ed inventore Italiano 1874 – 1937 |
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Martiri Fosse Ardeatine |
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Risorgimento |
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VI Gennaio |
Piazza centrale di Roccagorga così chiamata in ricordo delle vittime dell’eccidio compiutosi il 6 Gennaio del 1913 |
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LARGHI |
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10 Novembre 1936 |
Luogo in cui il 10 Novembre 1936 avvenne il tristemente famoso incidente aereo |
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Narsete De Nardis |
Cittadino di Roccagorga caduto durante la Seconda Guerra Mondiale, decorato con la medaglia d’argento al valor militare. |
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Don Paolo Orsini |
Don Paolo Orsini è nato a Roccagorga il 27.04.1941. Dopo aver frequentato le scuole elementari, spinto da una precoce vocazione, entra nel Seminario Minore in San Giovanni in Laterano e successivamente termina gli studi presso il Pontificio Seminario Maggiore. Il 13 marzo 1966, riceve l’ordinazione sacerdotale dal cardinale Luigi Traglia nella basilica di San Giovanni in Laterano. Il 19 marzo dello stesso anno, celebra la sua prima messa a Roccagorga, festeggiato da tutta la comunità parrocchiale. Incardinato a Roma, inizia l’attività sacerdotale come vice-parroco presso la Parrocchia “Nostra Signora in Lourdes”. Ben presto, però, sceglie la vita di povertà e come itinerante è responsabile, (prima in Sardegna e successivamente in Austria), del movimento Neucatecumenale e si rivolge agli adulti per aiutarli a riscoprire il senso della propria fede e del proprio Battesimo. Insieme al fondatore delle Comunità Chico è ricevuto più volte da S.S. Giovanni Paolo II. Colpito da un male incurabile, muore a Roma il 12.04.1987. |
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Donatori Sangue |
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Caduti di Nassiriya |
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PONTI |
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Boccetta, Catarifo, Colle Rosso, Sbarra, Traverso, Don Cesare, Roccagorga, Pace, Priverno, fontanella |
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GIARDINI |
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Falcone e Borsellino |
Giovanni Falcone 1939-1992 e Paolo Borsellino 1940 – 1992 magistrati Italiani vittime della Mafia |
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CONTRADE E LOCALITA’ |
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Arco, Asprano, Boccamerola; Borelli; Boschetti; Calamico; Campo Sportivo; Cani; Canonico; Casacotta; Casaine; Casale Mozzo; Casalotti; Catarifo; Cava; Cavatella; Cercione; Cisterna; Cola Fratte; Colle Fico; Colle Intella; Colle Rosso; Colle Saraceno; Cona; Costa Richetti; Cotesta; Croce; Crocella; Fischie; Fontane dell'Arco; Fontanelle; Formaio; Forcella; Fossa la Paglia; Fosse; Fossitto; Freghino; Garappallo; Grotte; Lagno Pentola; Lago Macchione; Maiolla; Mole; Monticello Piccolo; Morello; Mozzo; Nardacci; Nardi; Pantano; Pentola; Pezza Piana; Pezza Stefana; Piagge; Pisciarello; Polena; Ponte Priverno; Portoni; Posaturo; Pozza; Pozzo Nuovo; Pratarine; Prati; Principe; Procacci; Quartarella; Recinto; Riserva; Ristrette; Rossi; S.Angelo; S.Erasmo; Saraceno; Selva; Selvotta; Stefanella; Strazzette; S.Giuseppe; S.Pietro; S.Onofrio; Torre di Masi; Ucini; Valle Caccia; Valle Nardi; Valle Pastena; Valle Romana; Valle di Pimpa; Via di Isi; Voglia; Vona |
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COMITATI DI QUARTIERE |
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Borgo Madonna, Borgo S. Antonio, Campo Sportivo Vecchio, Crocella, Via Antonoi Gramsci, Prati, San Pietro |
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Il Dialetto: la nostra madrelingua (si ringrazia per questa parte il prezioso contributo dell'Assessore alle politiche Culturali Fabiola Pizzutelli)
A Roccagorga, come negli altri paesi del versante dei Monti Lepini, si parla un dialetto di tipo sabino-ciociaro che, nella partizione dialettale d’Italia, viene classificato come “tipo linguistico mediano”.
Le principali caratteristiche del tipo mediano che si riscontrano anche nel dialetto rocchigiano sono diverse e possono essere classificate dal punto di vista della fonetica, della morfologia e della sintassi.
FONETICA
Diversi sono i fenomeni fonetici ossia che riguardano i suoni delle parole.
Metafonia.
Prima di spiegare che cosa sia la metafonia bisogna premettere che il sistema vocalico dell’italiano è diviso in tre tipi:
- vocali palatali, cioè i, é, è, che da quella più chiusa (la i) a quella più aperta (la è) differiscono tra loro di un grado vocalico;
- vocali velari, cioè u,ò, ó, che da quella più chiusa (la u) a quella più aperta (la ò) differiscono tra loro di un grado vocalico;
- vocale centrale, cioè la a.
La metafonia riguarda le vocali toniche cioè quelle su cui cade l’accento; ne esistono di diversi tipi nei diversi dialetti d’Italia; il dialetto rocchigiano conosce quella di tipo sabino o ciociaro che riguarda le vocali è, é, ò, ó, che, per effetto di –Ī ed -Ŭ finali (della parola latina da cui quella interessata deriva), subiscono una chiusura pari ad un grado vocalico:
«è» (quella di “festa”) passa a «é» (quella di “cesto”), abbiamo per effetto di –i déndi “denti” ma al singolare dèndo “dente”; pédi “piedi” ma al singolare pèdo “piede”;
«é» (quella di “cesto”) passa ad «i», abbiamo per effetto di –i misi “mesi” ma al singolare méso “mese”;
«ò» (quella di “occhio”) passa ad «ó» (quella di “ponte”); ad esempio per effetto di -u (dalla base latina BONUS) abbiamo bóno “buono” ma al femminile bòna “buona”(perché da base latina con –a BONA) ;
«ó» (quella di “ponte”) passa a «u», per effetto di -u abbiamo ruscio “rosso” (dal latino RUSSUM) ma al femminile roscia “rossa” (dal latino ROSSA).
Mancata chiusura di “e” protonica
La “e” prima di una sillaba accentata, che in italiano viene chiusa, nel dialetto rocchigiano resta aperta, ad esempio abbiamo nepote per “nipote”.
Affricazione sibilante postconsonantica
La “s “ dopo n, r passa a “z”, ad esempio abbiamo penzà per “pensare”; perzona “persona”.
Sonorizzazione in posizione postnasale
Dopo n, m alcune consonanti sorde passano alle corrispondenti sonore ad esempio combrà per “comprare”; prondo per “pronto”; tando per “tanto”.
Assordimento in posizione intervocalica
Tra due vocali una consonante sonora può passare alla corrispondente sorda ad esempio sicarette per “sigarette”, spetito per “spedito”.
Betacismo
Il betacismo meridionale è il fenomeno per il quale, in posizione iniziale, la “b” passa a “v”, ad esempio vocca per “bocca”, mentre dopo consonante la “v” passa a “b”, ad esempio sbigliato per “svegliato”.
Scempiamento di “r”
La “r” non viene sentita mai come doppia, abbiamo caro per “carro” e tera per “terra”.
Epitesi
L’epitesi è l’aggiunta di un suono in fine di parola e in rocchigiano si aggiunge il suffisso –ne nei verbi all’infinito, abbiamo dormine per “dormire”, cantane per “cantare” etc.
Geminazione di “m”
In alcune parole viene raddoppiata la consonante “m” quando questa segua la vocale accentata, abbiamo cammera per “camera”, semmola per “semola”
Errata discrezione
A volte i confini di parola vengono percepiti in maniera errata e può succedere che venga cambiata la forma di una parola, abbiamo la cite per “l’aceto”, qui l’iniziale della parola viene percepita come la finale dell’articolo e quindi separata in modo errato.
MORFOLOGIA
La morfologia riguarda la forma che la parola assume
Presenza del neoneutro o neutro di materia
Il latino aveva anche il genere neutro, nel passaggio all’italiano questo genere è andato perduto ma nel nostro dialetto e nei dialetti mediani, in generale, si è conservato; esso si può riconoscere dall’articolo, diverso da quello maschile. Il genere neutro si è conservato per i nomi che non possono essere numerati (singolativi, perché hanno solo il singolare) o i nomi di materia, abbiamo lo mèlo “il miele”, lo latto “il latte”, lo grano “il grano”, lo riso “il riso”, ma jo cano per “il cane”, jo dito “il dito”; lo fèro “il ferro” come materiale, ma jo fèro “il ferro” come pezzo di metallo.
Sistema dei dimostrativi tripartito
Chisto “questo” vicino a chi parla e a chi ascolta;
chiglio “quello” lontano da chi parla e da chi ascolta;
chisso “codesto” lontano da chi parla ma vicino a chi ascolta.
Sistema degli avverbi di luogo tripartito
Loco “lì” lontano da chi parla e da chi ascolta;
écco “qui” vicino a chi parla e a chi ascolta;
éssi “costà” lontano da chi parla ma vicino a chi ascolta
SINTASSI
La sintassi è il modo in cui si combinano le parole nella frase
Stare +a + infinito
Molto frequente è la combinazione del verbo “stare” (coniugato) con la forma ridotta dell’infinito preceduta da “a”, abbiamo stongo a dormì “sto dormendo”, sta a magnà “sta mangiando”, stite a cantà “state cantando”.
I soprannomi: il nostro ego
Una componente fondamentale (anche dal punto di vista sociologico) del dialetto sono i soprannomi. Il modo di chiamare un individuo o una famiglia che sia diverso dal suo cognome o nome di battesimo e' all'ordine del giorno soprattutto in paesi piccoli come il nostro. Ecco dunque una lista (comunque non definitiva) dei soprannomi vecchi e nuovi presenti nella nostra comunita':
A
Abbambo (J’)
Aca
Africa (L’)
Africano (J’)
Alono (J’)
Americano (J’)
Amico (J’)
Arciopreto (J’)
Argana
Astratto
B
Babbalotto
Babbetta
Baccagliono
Baccalà
Bacchetta
Baddono
Baganella
Baffitto
Baffotto
Bairon
Balena (La)
Balla de Feno
Bambina (La)
Banana
Banca (La)
Banda (La)
Bandasciuscia
Bannella
Banzai
Barabba
Barba Longa
Barba Secca
Barbero
Barbiere (Jo)
Barese (La)
Baronetto
Barozza
Beccalossi
Becchino (Jo)
Becco (Jo)
Bello Sguardo
Bellotto
Benzina
Benzinaro (Jo)
Bernola
Betepò
Biafra
Bicchieretto
Bilanciono
Billo
Bimbo
Bionda (La)
Biondo (Jo)
Bistecca
Bittocco
Blà Blà
Blacchitto
Blocca Sterzo
Boaccia
Boana
Boccio
Bocciono
Boccuccia
Bofano
Bombola
Bombolono
Borgecca
Borsonetto
Borsono
Bottacanassa
Bottegante (La)
Botticcio
Br
Braciola
Brilli
Brucia Fero
Brutto Pelo
Buciarda (La)
Bufalo
Bufano
Bungazza
Burino (Jo)
C
Caca Fritto
Caca Sango
Caca Sotto
Caca Storto
Cacacciaro
Cacappelliccio
Caglina
Caglinella
Caiono
Caldino
Callara
Callararo
Cameo
Cammilletta
Camozzo
Campero
Campolitto
Camposantaro
Canaccio
Canetta
Canfora
Canneglio
Cano
Capacchiono
Capo de Lana
Capo de Nocchia
Capocciono
Caponiro
Cappeglio appicciato
Caricoletto
Carnera
Caro
Cassamortaro
Catolla
Cavaglio Pazzo
Cavalliero (Jo)
Cavalla (La)
Cavono
Cazzeo
Ccettola
Cecalino
Ceglio Torto
Cella Moscia
Cellara (La)
Cellino
Celluzzo
Cerbo
Cetrolo
Chico (“Cico”)
Chico (“Kico”)
Cianca (La)
Ciancateglio
Cianchetta
Ciavatta
Cicala
Cicchetto
Cicogna
Cioè
Ciota
Ciutta (La)
Cobra
Coca
Cocciapilo
Cocciaro (Jo)
Cocciono
Cocco
Coglio Longo
Conella
Coppa
Copelletta
Corcetta (La)
Corda Lenta
Cornacchia
Corvo
Corvo Nero
Costella
Criccaccio
Cubbitto
Cucchiara
Culacchiono
Curcitto
Custellitto
D
De Lolla
Draculitto
Draga (La)
Diego (De)
Diddino
Donnacici
Donna Grassa
E
Erbarolo
F
Fabbricatore
Faccia d’Angelo
Fagneo
Faina (La)
Falgiono
Fasolo
Fatica Poco
Femmena (La)
Femminino (Jo)
Ficono
Fildifero
Finanziere (Jo)
Forcinella
Forcinotto
Forcono
Forgono
Forsa Lassio
Fotografo (Jo)
Freccia
Freno a Mano
Fulminato
Fulmeno (Zi)
G
Gazzosa
Genonagli
Geppetto
Giannetta
Giardino (Garden)
Gnafè
Gnocco (De)
Granalono
Guardia (La)
H
I
Iattono
Imperatore
Indiano
Insetto
J
Jamaica
Jolly
K
Killer (Jo)
King (Jo)
L
Lamas
Lambertono
Lambro
Lambuzza
Lampadina
Lapono
Lecca Lecca
Leggera (La)
Lellè
Lepre (La)
Levatrice (La)
Live (Le)
Longo (Jo)
Lordo
Lorto (De)
Lupo
M
Maccaronaro
Macchiono
Macellaro (Jo)
Maenzano (Jo)
Magna Bulloni
Magna Soreca
Manecuto
Manicciola
Manono
Maresciallo (Jo)
Mariannina
Marinaio (Jo)
Mascherina
Matto (Jo)
Mazinga
Mazzacani
Mazzitto
Mbruglia
Menarca
Merluzzo
Mesobocco
Mettagliocco
Mettannecco
Mezzanotte
Mezzapunta
Mico
Mimì
Minga Ndonga
Minestrono
Mocuso
Moccetto
Molinaro (Jo)
Moretto (Jo)
Moro (Jo)
Morgono
Morlatta
Mortadella
Morte Roscia
Morticella
Moscè
Motoretta
Motron
Mozzarella
Mozzecallara
Mozzeca all’Aria
Mozzono
Mpagliata (La)
Muccietto (Jo)
Muccolotto
Mucco Zuzzo
Munghitto
Muto (Jo)
Muttigliona
N
Napilitano
Napoletano (Jo)
Ndinella
Ndonioforte
Ndruppa
Negro (Jo)
Nero (Jo)
Nfonfo
Noce
Ncò Ncò
Ngenne Ngenne
Ngiuccio
Nzalatara (La)
O
Occhiocotto
Oioi
Orso Stanco
Ortega
Ossetto (J’)
Ottone
P
Pacca De Lampi
Paciacca
Pagliaccio
Paino (Jo)
Palle de Cano
Panici
Panzanella
Pasta e Fasoli
Pasticca
Palanca
Paltano
Panda
Panino
Paperino
Parafango
Pardena
Paritanti
Pasqualotto
Pazzo (Jo)
Pecora
Pedos
Pelacella
Pelata (La)
Pela Cano
Pellacco
Palle Grasse
Pellegrina
Pellicano
Pellicciotto
Pelucca
Penna Roscia
Pennichella
Perla (La)
Pesce
Pescio
Petata
Petatina
Perciò
Peretta
Persichella
Picchio Pacchio
Pilo Ruscio
Piripori
Pinciono
Piovezzeca
Piotre
Piparolo
Pippaccio
Pirazzo
Piripalle
Pirolo
Pisciarola (La)
Pisello
Pistatorce
Pistucchia
Piuccio
Pizza e Plente
Pizzica all’Uva
Pizzicono
Pizzotto
Polanca
Poldo
Pollacco
Pollastraro (Jo)
Ponzino
Porco (Jo)
Postino (Jo)
Preto (Jo)
Principotto
Professore
Pruzzo
Pugile (Jo)
Pulicino
R
Randine
Rangertono
Rapuccio (Jo)
Recchia
Recchiamorta
Red
Repo (Jo)
Riccetta (La)
Riccio (Jo)
Ricciona
Rochetto
Rologgiaro (Jo)
Romano (Jo)
Rombrellono
Roscia (La)
Ruscitto
Ruzzechitto
S
Sabbatino
Sabino
Salamandra
Salsa
Sambalaccono
Sandokan
Sano
Saputella
Sardo (Jo)
Sardono
Sbandato (Jo)
Sbirulino
Scafara (La)
Scafuccia
Scampafratte
Scanocchia
Scapigliato
Scappamerda
Scardalano
Scardella
Scarogna
Scarpareglio
Scarparo (Jo)
Scartaccio
Scazza Cani
Scazzitto
Sceriffo
Schiappa (La)
Schiera
Schioppitto (Jo)
Schulz
Sciangata (La)
Sciarappa
Scintilla
Sciorna (La)
Scopino (Jo)
Scoreggia
Scroccaccio
Sdraiata (La)
Sduina
Sduzza (La)
Segretario (Jo)
Semaforo
Sette Bellezze
Sette Lesche
Sezzese (La)
Signora (La)
Sforzo
Slavo (Jo)
Slovacchia
Snella (La)
Solleccola
Sonno
Sopponda
Sorcapanna
Sorechetta
Spacca Cella
Spadino
Spaghettino
Spallafiacca
Sparapisegli
Speedy
Spiantata (La)
Spiffo
Spilafontane
Spoteco (Jo)
Spugna
Stecca
Storta (La)
Straccaletto
Stradino (Jo)
Surdo (Jo)
Suricitto
Susara (La)
T
Tabbaccono
Tacchetella
Tanaglia
Tascio
Tedesco (Jo)
Ticca
Tirintintin
Toni Sant’Agata
Tonnai
Topo
Totto
Trenta Mila Lire
Trippa Nera
Trippa Niro
Tromba
Trucchiamerda
U
V
Vagabondo
Valdono
Vappo (Jo)
Vastianono
Vastianotto
Vecchiotto
Voca
Vuoldire
W
X
Y
Yanez
Yoghi
Z
Zaccaria
Zafagna
Zaganella
Zalbinotto
Zambono
Zampa de Fero
Zampa de Picciono
Zampa Leggera
Zampa Longa
Zaracaro
Zazzarono
Zazzicchia
Zicchiotto
Zillero
Zipompo
Purtroppo la secolarizzazione e la globalizzazione delle abitudini ha portato ad un impoverimento delle tradizioni locali, che di per sè erano già tutt'altro che ricche. Essenzialmente rimangono vive due tradizioni piuttosto datate: il primo è il pellegrinaggio sull'Eremo di Sant'Erasmo e il secondo è la notte dei Focaracci del Venerdì Santo.
Ogni ultima domenica di Maggio il popolo di Roccagorga si mobilità per raggiungere (nella maggior parte dei casi a piedi) l'Eremo di Sant'Erasmo posto sull'Omonima montagna distante non più di 5 km dal centro abitato. Questo evento aveva ed ha tuttora due significati: il primo è quello di "scortare" il busto del santo patrono dalla Chiesa dei SS Leonardo ed Erasmo fin dentro la piccola chiesetta dell'Eremo. Il secondo il pellegrinaggio ha un carattere tipicamente aggregativo poichè durante la gioranta i pellegrini di ieri e di oggi si fermano sulle fresche e verdi pendici del monte banchettando e sottolineando così il valore sociale dell'evento.
Il venerdì santo vengono sistemate due enormi pire all'interno del centro storico, una in Piazza VI Gennaio e la seconda davanti alla chiesa dei SS leonardo ed Erasmo. All'uscita del Cristo morente che gira in processione per le vie del centro storico le due contrade rivali (San Pietro e Crocella) accendono le pire in segno di lutto ma anche di mistica purificazione della figura del Cristo che di lì a 3 giorni risorgerà. La rivalità delle due parti del paese è puramente ideale tanto che il vero momento è successiva alla processione, poichè non appena scatta la mezzanotte le due contrade si trovano sul piazzale della chiesa armati di forchettoni e graticole, passando così la notte tra pane, salsicce e vino casareccio, evidenziando il grande valore sociale che questa ricorrenza porta con se.
I prodotti tipici di Roccagorga sono essenzialmente due: l’olio di oliva e il vino. Il primo di denominazione “extra vergine” è ricavato dalla spremitura di due tipi di olive, Itrana (soprattutto nelle zone più collinari) e Leccino (presenti per lo più nella parte bassa del paese). Il vino, prevalentemente bianco è prodotto con uva Ottonese ma si ha anche una notevole presenza di produzione di Rosso ricavato dall’Uva Fragola a cui è dedicata l’omonima sagra del mese di Ottobre.
La secolare tradizione contadina, la ricchezza del territorio faunistico e floristico, unita alla vicinanza alle località costiere rendono il menù di un Rocchiggiano estremamente eterogeneo ed equilibrato. Sicuramente, la fanno da padrone le carni e i prodotti dell'orto, tanto che Roccagorga può dirsi famosa tanto per la pasta fatta in casa quanto per le minestre a base di verdura.
Senza dubbio da provare le Lacne con i fagioli (pasta all'uovo simile ai maltagliati) alla pari delle minestre contadine: minestra di pane e fagioli e Rappagacornuti. Tra le famiglie più "conservatrici" resiste un piatto molto antico e simbolico della tradizione locale vale a dire la pasta (specialmente lunga e rigorosamente all'uovo) condita con il sugo con interiora di pollo o gallina. Questi piatto durante gli anni passati era considerato la portata tipica dei banchetti nuziali dove il pollo o la gallina sostituivano il maiale nel famoso detto popolare poichè non veniva risparmiato nulla delle sue carni.
Tra le carni sono presenti tutti i tipi di animali da allevamento e di selvaggina. Ricordiamo su tutti la capra in umido (consumata soprattutto durante l'omonima sagra che si svolge in agosto).
Una menzione particolare va alla Polenta che, nel corso dei secoli, è passata dal pasto abitudinale della maggior parte delle famiglie ad un piatto da consumarsi prevalentemente in occasioni di festa soprattuo in inverno. Da un punto di vista antropologico, una portata gastronomica che non ha perso il suo valore aggregativo anche se ora viene servita su piatti individuali e non più sulla grande tavola di legno comune chiama Spianatora.
Per i dolci non c'è che l'imbarazzo della scelta, la tradizione ci regala prelibatezze come le ciambelle all'acqua, al vino e all'uovo.
MINESTRA DI PANE E FAGIOLI
INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
1/2 Kg di Pane Raffermo
1/2 Kg di Fagioli (secchi oppure in scatola meglio se Cannellini)
2 cucchiai di Olio Extravergine di oliva
1 Aglio - 1 Cipolla - Sale Peperoncino e Rosmarino q.b.
PREPARAZIONE:
1. Tagliare il pane in fette non troppo sottilli e tostarlo per bene
2. Preparare i fagioli. (Se si usano quelli secchi metterli a mollo in acqua fredda per una notte).
3. Prepare un soffritto mettendo a rosolare nell'olio caldo un trito di aglio, olio e rosmarino.
4. Quando il trito si è imbrunito per bene aggiungere i fagioli e se si vuole qualche cotica di maiale.
5. Terminare la cottura del tutto stando ben attenti a non fare asciugare troppo i fagioli che ci serviranno abbastanza umidi, aggiustare di sale e peperoncino.
6. Sistemare in una pirofila ampia uno strato di pane e coprirlo con uno strato di fagioli. Continuare l'operazione fino a raggiungere l'orlo del tegame (in genere 6-8 strati)
7. Una volta aggiunto l'ultimo strato di fagioli ricoprire il tutto e lasciarlo riposare a temperatura ambiente per circa 30-40 minuti e servire
8. Si può guarnire il piatto con cipolla cruda, olive e olio extravergine di oliva a piacimento.
MINESTRA RAPPAGACORNUTI
INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
1/2 Kg di Pane Raffermo
1/2 Kg di Fave fresce
1/2 Kg di Piselli freschi
1/2 Kg di Patate
6 Teste di Carciofo
2 Cipolla Grande
1 Uovo per ogni persona
Parmigiano o Pecorino
PREPARAZIONE:
La preparazione è simile alla minestra di Pane e Fagioli con la composizione del piatto a "strati". Quindi, si prende il pane a fette non troppo sottile e lo si tostare per bene. Si preparano tutte le verdure e le si fanno cuocere insieme. A cottura ultimata si allunga leggermente l'acqua di cottura e vi si rompono dentro tante uova quanti sono i commensali. Una volta cotte le uova si procede a sistemare una fila di pane e una di condimento fino all'orlo del tegame. Si lascia riposare per 30-40 minuti e si serve con una spolverata di pecorino o parmigiano.
FETTUCCINE ALL'UOVO E SUGO DI FEGATELLI DI POLLO O GALLINA
INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
1 kg di fettuccine all'uovo (molto meglio se fatte in casa)
Interiora di un pollo e/o di una gallina
700 g di passata di pomodoro
Olio - Aglio - Peperoncino - Sale quanto basta
PREPARAZIONE
1. Preparare un soffritto semplice con olio aglio e peperoncino.
2. Una volta che il soffritto si è imbrunito per bene aggiungere le interiora di pollo o gallina tagliati a piccoli pezzi.
3. Quando anche le interiora hanno cambiato colore aggiungere la passata di pomodoro e portare il tutto a cottura a fuoco lento.
4. Quando il sugo è pronto cuocere la pasta in abbondante acqua salata e servire il piatto fumante con una spruzzata di parmigiano o pecorino a piacere.